E Bossi attende il discorso di Fini

Umberto Bossi non è politico avvezzo ai freddi “calcoli” comunicativi. Gran parte del suo successo è legata a quella insopprimibile tendenza a dire sempre ciò che pensa. Senza filtri o tentennamenti. Che il Senatur abbia abituato il Paese a ritratti svelti e nitidi della situazione contingente è fatto trasversalmente riconosciuto. E ampiamente apprezzato. Cosa dunque abbia potuto spingere l’ “incontenibile” leader del Carroccio a dosare le parole per rispondere alla domanda che ieri i cronisti gli hanno rivolto all’uscita da palazzo Grazioli, è un mistero ancora da sciogliere.

Il ministro per le Riforme ha partecipato, insieme a Giulio Tremonti, a Roberto Calderoli e al governatore del Piemonte, Roberto Cota, a un vertice Pdl-Lega organizzato presso la residenza capitolina di Silvio Berlusconi. Un incontro di circa due ore nel corso del quale si è molto dibattuto sull’attuale “stato di salute” della maggioranza. Inevitabile il riferimento a Gianfranco Fini e alla sua neo formazione Fli, che rischia di rappresentare l’ago della bilancia irrinunciabile in Parlamento per conservare la stabilità e consentire la sopravvivenza della squadra di governo.

Sul discorso che il presidente della Camera pronuncerà domenica durante la Festa Tricolore di Mirabello cresce l’attesa, tanto che anche l’intemperante Umberto Bossi, ai giornalisti che lo hanno interpellato sulla possibilità di ipotizzare una pace imminente tra Fini e Berlusconi, ha ieri cautamente risposto: “Aspettiamo di sentire cosa dice domenica“. Un “tatticismo” comunicativo insolito per il leader delle camicie verdi, che non ha mai disdegnato di affondare impietosamente sui suoi avversari politici, ricorrendo a un lessico efficace e a trattai triviale.

Il sospetto è che la “freddezza” ostentata da Bossi di fronte ai microfoni dei cronisti sia stata suggerita dallo stesso premier, che attenderebbe con ansia l’intervento domenicale di Gianfranco Fini per porre fine a questa lenta “agonia”. Comunque vada, infatti, – è il ragionamento in casa Pdl – il presidente della Camera butterà sul tavolo le carte, rivelando la sua posizione non solo sulla fresca “scissione” (leggi deferimento) dal partito co-fondato col Cavaliere, ma soprattutto sui 5 punti programmatici sui quali il governo spera di ottenere la fiducia.

Fino a quel momento il premier vorrebbe, insomma, garantire il mantenimento di una certa “calma” generale, sperando che l’assenza di nuove polemiche tra i “berluscones” e i “finiani” possa contribuire a instradare il presidente di Montecitorio lungo il sentiero della “mediazione”. Una speranza che il presidente del Consiglio avrà, con ogni probabilità, consegnato ieri anche all’alleato Bossi, pregandolo di mantenere la bocca cucita su eventuali malumori o  ritrosie.

Detto, fatto: il Senatur non ha dato adito ad alcuna discussione e, prima di congedarsi dai giornalisti, ha semplicemente rimarcato che con Silvio Berlusconi è tutto a posto. Irriconoscibile e controllato.

Maria Saporito