Gelmini attaccata da Avvenire: “Non si specula sui ragazzi”

Sono passate appena ventiquattro ore dalla conferenza stampa del ministro Mariastella Gelmini eppure le critiche e le polemiche non si sono fatte attendere. In merito alle parole pronunciate ieri dal ministro dell’Istruzione circa l’avvio del nuovo anno scolastico e la riforma delle scuole superiori, il quotidiano cattolico Avvenire definisce questo ritorno nelle aule “confuso e pieno di ombre“. Sempre il quotidiano diretto da Marco Tarquinio non esita poi ad attaccare anche gli addetti ai lavori, coloro che direttamente sarebbero i responsabili della situazione che si sta delineando, quindi ministro e collaboratori. “Non si guardi ad altri interessi che non siano quelli dei ragazzi – scrive l’Avvenire -, non si sfrutti il loro nome per richieste e pretese, per quanto comprensibili. Non si faccia carriera sulla loro pelle“.

Nell’editoriale si può leggere un vero e proprio invito rivolto al “Ministro” e  ad “ogni adulto che ha una funzione nella scuola. La signora ministro – prosegue – ha affrontato con gagliarda e dunque controversa volontà riformatrice sia l’Università che la scuola. Una partita personale e politica su cui sta scommettendo molto”.

Secondo il giudizio di Avvenire a causa di “interessi corporativi” e per i “molti problemi lasciati per strada, anche quest’anno il panorama dell’avvio” del nuovo anno scolastico appare “confuso e pieno di ombre”. Davide Rondoni, autore dell’articolo, continua poi con un auspicio, e scrive: “Speriamo che prevalga in tutte le parti la buona volontà di salvaguardare l’essenziale“, evitando “là dove le condizioni non sono buone”, che “si esacerbi il tutto, ma si faccia in modo che i bambini e i ragazzi non patiscano maggiore disagio“.

“Ci sono un sacco di furbastri che campano sulla e nella scuola – scrive sempre Rondoni – e però dei ragazzi gliene interessa assai meno del giusto”. Secondo il quotidiano “trattare male la scuola è il reato più grave oggi in Italia” e chi ne è responsabile dovrebbe passare davanti ad un “plotone di esecuzione che sarebbe schierato dalla mattina alla sera”, composto da ragazzi armati di “pistole ad acqua, elastici, schioppi di legno o mitragliette con i suoni elettronici”.

Andrea Camillo