Il mondo senza Dio di Stephen Hawking

L’universo non ha bisogno di un creatore ma, anzi, si spiega da solo. Dio è solo una variabile non necessaria. Dio è un elemento superfluo che tradisce la regola del ‘rasoio di Occam’: all’interno di un problema, la soluzione più semplice è quella da preferire. E Dio, pochi dubbi su questo, è tutt’altro che semplice.

In un libro che sta uscendo in questi giorni intitolato The Grand Design, il notissimo astrofisico Stephen Hawking (ormai entrato a far parte della cultura pop dopo le apparizioni nei Simpson e nei film di Star Trek) spiega come tutto ciò che è avvenuto nella storia del mondo, dalle più microscopiche frazioni di secondo della vita dell’Universo fino ai giorni nostri, sia solo il risultato delle leggi della fisica. E di nient’altro. Per spiegare le origini del cosmo si può, sostiene lo scienziato, fare a meno di qualsiasi intervento esterno. Detto in soldoni, questo mondo non ha bisogno di Dio per funzionare.

Non si placa dunque, neppure ai giorni nostri, l’eterna lotta tra la ragione e la fede, tra la scienza e la religione. Con la razionalità che, a quanto pare, si addentra con sempre maggior sicurezza nei territori che una volta parevano essere dominio assoluto della teologia. La scienza si fa largo, insomma. E la religione, non ancora sconfitta, arretra. Cercando di salvare il salvabile.

“L’universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente. Non è stato Dio a crearlo”. Questa frase di Hawking nei giorni scorsi campeggiava sulla prima pagina del Times di Londra, quotidiano che ha pubblicato una recensione del suo ultimo libro. Inutile dire che siffatta affermazione non ha potuto non innescare una molteplicità di reazioni indignate, come si può verificare facendo una breve ricerca su Internet. Ma ha finito per incontrare, anche, diversi sostenitori.

Tra questi ricordiamo Richard Dawkins, affermato biologo evoluzionista autore de Il gene egoista e L’orologiaio cieco ma anche del manifesto dell’ateismo moderno, L’illusione di Dio. Dawkins arriva a concludere, senza mezze misure, che “come Darwin ha smentito l’esistenza di Dio con la sua teoria dell’evoluzione biologica della nostra specie, così Hawking la nega anche dal punto di vista della fisica”.

Nei suoi libri precedenti Hawking aveva fatto diverse ipotesi su ciò che poteva essere l’Universo ‘prima’ del Big Bang, prima ancora che si potesse parlare di ‘tempo’. Si trattava di soluzioni di varia natura che, a prima vista, lasciavano aperta anche l’opzione-Dio. Ne Dal Big Bang ai buchi neri, una delle sue opere più famose, per alcuni critici lo scienziato avrebbe sostenuto che l’idea di un Creatore non è inconciliabile con una visione scientifica dell’Universo. Conoscere cosa c’era prima della Grande Esplosione, aveva scritto il divulgatore, “sarebbe il più grande trionfo della ragione umana, perché a quel punto conosceremmo la mente di Dio”.

All’interno del suo nuovo lavoro, scritto con l’aiuto del fisico americano Leonard Mlodinow, Hawking chiarisce il proprio pensiero una volta per tutte.

Piuttosto che essere un evento improbabile, dice, una singolarità spiegabile soltanto tramite l’intervento divino, il Big Bang fu ‘solo’ una conseguenza necessaria e inevitabile delle leggi della fisica. Lo scienziato infatti afferma che “poiché esiste una legge come la gravità, l’universo può essersi e si è creato da solo, dal niente. La creazione spontanea è la ragione per cui c’è qualcosa invece del nulla, il motivo per cui esiste l’universo, per cui esistiamo noi”. Inoltre, in The Grand Design si predice che la fisica sarebbe prossima a formulare, finalmente, la tanto agognata ‘teoria del tutto’, una serie di equazioni che riusciranno a integrare in un’unica visione tutti i fenomeni fisici conosciuti, dalla fisica quantistica alla relatività generale di Einstein. Si tratterebbe di un successo clamoroso per la fisica contemporanea, in grado di aprire scenari inimmaginabili sulla conoscenza del passato dell’Universo.

L’astrofisico spiega – mettendo fine alle interpretazioni tendenziose dei suoi scritti –  che non ha mai davvero ritenuto che scienza e religione fossero compatibili. In una intervista rilasciata alla ABC, Hawking lancia la sua sentenza: “La religione è basata sull’autorità, la scienza sull’osservazione e il ragionamento. La scienza vincerà. Perché funziona.”

Tuttavia, e non poteva essere altrimenti, la visione di Hawking di un Universo senza Dio ha destato parecchie polemiche tra i credenti, i quali ritengono che, comunque la si metta, in qualunque modello scientifico si può sempre scovare il ruolo di un creatore. Alcuni critici affermano inoltre che Hawking ci può spiegare il come, ma non il perché.

Nelle discussioni sul grande mistero riguardante le origini di tutto, molti dimenticano che, molto probabilmente, siamo noi stessi a riempire di significato i fenomeni fisici che avvengono, privi di coscienza e volere, nell’Universo. Il senso che attribuiamo a queste manifestazioni potrebbe essere, in questa visione, solo una misera illusione della mente umana. Solo la sopravvalutazione del nostro minuscolo esistere.

Dal canto suo l’Universo va avanti per la sua strada. Senza volontà, senza essere mai stato creato, senza poter mai morire davvero, sordo a significati e sterili discussioni. In una parola, eterno.

Gianluca Bartalucci