Day after Italia: discreti segnali, ma ci vuole tempo

Classico scenario d’inizio settembre. Gara inaugurale del girone di qualificazione (europeo o mondiale fa poca differenza), avversario non irresistibile, gara noiosetta e vittoria strappata per inerzia. Il quadro è presto fatto, ma non possiamo soffermarci sul banale. E’ giusto addentrarci nei particolari, anche perché siamo all’inizio di un ciclo che dovrà ridare slancio e lustro all’Italia del calcio. Sotto la guida di Cesare Prandelli siam chiamati a rinascere, dopo i disastri dell’ultimo biennio lippiano. Aldilà di tutto, a noi il nuovo corso piace molto. Apprezziamo il tentativo di innovare e rinnovare, mantenendo gli assi portanti della squadra e aggiungendo gente fresca e di qualità. Se Lippi ha fallito nel tentativo di conservare, Prandelli vuol spalancare nuovi orizzonti. C’è del buono nel 2-1 estone, non inganni la sofferenza con cui il risultato è stato conseguito.

Guarire magicamente un malato è impossibile. L’Italia questo è, e il mondiale l’ha dimostrato. Chi si aspettava prestazioni scintillanti e vittorie straripanti contro Costa d’Avorio (a Londra) ed Estonia (a Tallinn) era fuori strada. Non è ancora tempo per questo. L’attuale lavoro di Prandelli è basato sulla sperimentazione di nuove soluzioni e sul tentativo di cambiare la mentalità del gruppo anche sotto l’aspetto del gioco. L’ex tecnico viola pretende una manovra veloce, di qualità, forgiata dal talento dei singoli e supportata da un aiuto costante e reciproco fra i giocatori. Il primo aspetto è facilmente intuibile. Basti pensare a Cassano e Balotelli, oscurati da Lippi e premiati al primo colpo dal nuovo ct. Sul gioco bisognerà lavorare e tanto. Aver pazienza sarà fondamentale. Il tentativo di schierare contro l’Estonia tre centrocampisti di qualità (Montolivo, Pirlo e De Rossi) e tre attaccanti (Pepe, Pazzini e Cassano) è stato un chiaro segnale: l’Italia deve avere il pallino in mano e comandare. Esser sparagnini non offre vantaggi di alcun tipo, se non si hanno a disposizione difensori straordinari e mastini di spessore alla Gattuso vecchia maniera.

Ovviamente c’è molto da migliorare. Probabilmente, affidarsi ad un solo centrocampista d’interdizione (De Rossi, peraltro adattato nel ruolo) rischia di lasciar scoperta la difesa. Contro l’Estonia abbiamo sofferto anche per questo. Alcune scelte in merito ai singoli non convincono. Ad esempio, è inspiegabile l’innamoramento generale per Simone Pepe, giocatore generoso e nulla più. In Italia sembrano esserci esterni d’attacco migliori: perché non puntare su Giovinco? Il reparto difensivo non appare mai impeccabile, soprattutto sulle fasce. Cassani, vista la parziale bocciatura di Motta, è una soluzione nuova da studiare. A sinistra Molinaro non convince, forse un Pasqual (che Prandelli conosce bene) sarebbe più utile nella doppia fase di copertura e spinta. Tra Chiellini e Bonucci non c’è ancora massima intesa: verrà trovata. Infine il portiere. Sirigu ha fallito a Tallinn, ma bocciarlo è prematuro. L’attesa è per Buffon, di rientro nel 2011. Un campione e un leader vero, per forgiare un gruppo nuovo. Del quale vogliamo e dobbiamo fidarci.

Alessio Nardo