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Fiat: Fiom e operai Melfi denunciano Panorama per diffamazione

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Marco Pignatelli, Giovanni Barozzino, e Antonio Lamorte (Panorama)

“Notizie dal contenuto altamente diffamatorio e che travisano la realtà dei fatti già accertata dal giudice del lavoro”. E’ questa la motivazione che porterà la Fiom-Cgil e i tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat, licenziati e successivamente reintegrati, a denunciare il settimanale Panorama. Il tutto è stato annunciato questa mattina a Rionero in Vulture (Potenza), nel corso di una conferenza stampa.

L’avvocato della Fiom, Lina Grosso, ha, inoltre, fatto sapere che si agirà anche in sede civile, con la presentazione di una denuncia, con carattere risarcitorio da quantificare nelle prossime ore, per danni all’immagine dei tre lavoratori. Alla conferenza stampa erano presenti due dei tre operai, Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, entrambi di Rionero in Vulture e delegati della Fiom. Marco Pignatelli, invece, il terzo operaio, non ha potuto presenziare perché, è stato riferito, “ieri ha avuto un malore, forse causato dallo stress provocato dalle ultime notizie”.

LA VICENDA DEI TRE OPERAI. Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, operai della Fiat Sata di Melfi (Potenza), erano stati sospesi a luglio dall’azienda per aver ostacolato, durante un corteo interno, un carrello robotizzato che riforniva altri operai che stavano lavorando. I tre erano stati poi reintegrati, il 9 agosto, dal giudice del lavoro di Melfi. Nonostante la sentenza di reintegro, dal Lingotto avevano comunicato ai tre interessati di non volersi avvalere del loro lavoro e precisato, successivamente, di voler continuare a pagare i tre dipendenti fino alla definizione del ricorso contro la stessa sentenza. L’udienza in merito è fissata per il prossimo 6 ottobre. Sulla questione era intervenuto i giorni scorsi il Presidente della Repubblica Napolitano, che aveva risposto ad una lettera inviatagli dagli stessi operai. Nei giorni successivi era stato, invece, l’a.d. Fiat in persona, Sergio Marchionne, a scrivere allo stesso Napolitano per informarlo delle ragioni che avevano spinto l’azienda all’allontanamento dei tre lavoratori.

Mauro Sedda

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