Dublino: uova e scarpe in faccia a Tony Blair

Uomo sfaccettato e controverso Tony Blair. Premier amato, rockstar della politica (anche per la sua amicizia con Bono Vox), emblema della Gran Bretagna che ancora non aveva conosciuto la Crisi, a cavallo tra i ’90 e i 2000. Ma – dall’altra parte – accusato di essere un cagnolino della politica al servizio degli Stati Uniti e un uomo con molti meno scrupoli di quello che sembra. Ciò che gli oppositori non riescono a perdonarli, in particolare, è la fervente partecipazione accanto agli Stati Uniti nella guerra in Iraq. E questo è il motivo per cui durante la presentazione a Dublino di A journey, la sua autobiografia uscita di recente, in mezzo a una folla di fan accaniti un folto manipoli di contestatori (circa duecento, dicono) hanno pensato bene di prendere l’ex-premier britannico come bersaglio per un lancio a base di scarpe e uova.

Come ne è uscito Blair? Completamente intonso, in realtà. La mira dei contestatori a quanto pare non è all’altezza del loro coraggio. Ma poco conta, ciò che ha importanza è il gesto; dopotutto neanche la scelta degli oggetti da lanciare, è stata casuale: al di là delle goliardiche uova, è risultato evidente a molti come il lancio di scarpe fosse un riferimento al giornalista iracheno che, in sede di conferenza stampa, nel 2008 lanciò una scarpa all’indirizzo di George W. Bush. L’equazione a conti fatti è semplice: Tony Blair è uguale a George W. Bush. Come dimostrano anche gli striscioni esposti dai contestatori: “Hey Tony quanti bambini hai ucciso oggi?”, “Tony Blair criminale di guerra”, “Arrestate il macellaio Blair”.

Fuori programma a parte, il viaggio a Dublino è stata una mossa astuta dell’ex premier britannico, intenzionato a mettere in risalto il suo più grande successo politico (la riappacificazione in Irlanda del Nord) nella speranza di oscurare quella che invece è stata la sua croce nel corso degli ultimi anni di carriera politica, la guerra in Iraq. Difficile in effetti far scendere giù ai cittadini di sua maestà – e perché no, al resto del mondo – le menzogne riguardo la presenza di armi di distruzione di massa a Baghdad. La scelta di allearsi con gli Stati Uniti nell’operazione “Enduring Freedom”, con la conseguente invasione dell’Iraq, è però strenuamente difesa da Blair nella sua autobiografia, nella quale ammette che non ci fosse nessuna alternativa per spodestare Saddam Hussein.

Curioso il parallelismo con un film uscito pochi mesi fa: L’uomo nell’ombra di Roman Polanski. Il film – un thriller a sfondo politico – ha al suo centro proprio la figura di un primo ministro inglese (spudoratamente Tony Blair, impersonato da Pierce Brosnan) che deve pubblicare le proprie memorie. Memorie che potrebbero rivelare verità molto scomode sul rapporto tra Inghilterra e Stati Uniti e la cui stesura costerà cara proprio al diretto interessato. Blair rispetto al personaggio del film – se non altro – se l’è cavata con molto meno: un pò di uova, sandali infradito, scarpe e ciabatte.

Roberto Del Bove