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Giappone: la mattanza dei delfini

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E’ iniziata nei giorni scorsi a Taiji, in Giappone, l’annuale mattanza dei delfini. Si tratta di un evento crudele che si svolge ogni settembre nella cosiddetta “baia della morte”. Si stima che nei prossimi mesi oltre 20 mila cetacei verranno massacrati e le loro carni vendute al mercato internazionale del pesce. A Taiji, la caccia ai delfini è infatti una delle principali attività economiche della zona.

Tutti gli anni la solita, ignobile storia. I pescatori giapponesi sono divenuti abili ad intercettare le rotte migratorie dei delfini. Grazie all’utilizzo di una barriera sonora ottenuta con spranghe di ferro battute contro le imbarcazioni, i braccogneri attirano i malcapitati delfini nella baia di Taiji. Una volta chiusa l’imboccatura della baia mediante una rete, gli animali vengono massacrati a colpi di spranghe. Si tratta di una morte che spesso giunge dopo una lenta agonia. Soltanto gli esemplari più giovani, che possono essere addestrati più facilmente, scampano al portentoso massacro. Gli stessi però dovranno trascorrere il resto della loro esistenza in prigionia, separati dalle loro madri, perchè venduti ai parchi acquatici di tutto il mondo.

”Quest’anno l’inizio della mattanza – scrive l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) – è stato accompagnato da una mobilitazione senza precedenti sia in Italia che all’estero. Nonostante le minacce subite, il regista del documentario The Cove (pellicola che in Giappone è stata censurata) Rick O’ Barry si trova a Tokyo per presentare all’ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone una petizione firmata da 1,7 milioni di persone, di oltre 150 paesi, con cui si chiede la messa al bando della caccia ai delfini”. ”Vorrei tanto che tutti i firmatari della petizioni avessero l’opportunità di venire a vedere cosa accade a Taiji”, ha dichiarato lo stesso regista Rick O’ Barry.

Di Marcello Accanto