Appelli Sakineh: da tutto il mondo solo enorme pubbicità gratuita

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Teheran, 6 settembre. Lo stesso avvocato di Sakineh Mohammadi Ashtiani è fuggito in queste ore in Norvegia per paura di eventuali ritorsioni da parte del governo. A suo dire, la condanna a 99 frustate, di recente ricevuta dalla donna, non è stata poi eseguita, in attesa della più dura sorte della pena di morte, per scongiurare al quale si stanno unendo forze di tutto il mondo, governi stranieri desiderosi di propaganda, certamente, ma anche una opinione pubblica che proprio non ci vuole stare, ad accettare nel nostro secolo questo genere di pena ufficialmente inflitta da uno Stato moderno, musulmano o non.

A detta dell’avvocato Mohammed Mostafei, dunque, non è stata inflitta alla donna ancora nessuna punizione. E’ evidente che le circostanze quotidiane di Sakineh sono per noi tutti alquanto oscure, essendo mantenuto il più stretto riserbo da parte delle autorità di Teheran sulle condizioni della carcerata.

Sempre secondo Mostafaei, spesso le notizie provenienti dall’Iran sarebbero contraddittorie una volta arrivate a noi in Europa, a causa della forte pressione del regime di Teheran sui legali che svolgono un duro lavoro interno di lotta per salvaguardare i diritti umani.

Anche da parte del Vaticano arriva una voce di “attenzione”, come si legge in una nota della Santa Sede, riguardo la vicenda di Sakineh, ora sotto condanna assieme al suo presunto compagno per adulterio. “Il Vaticano è sempre contrario alla pena di morte”, si legge ancora nello scritto dei portavoce del Pontefice.

Ma in concreto, oltre questo freddo foglio di comunicato, qual è l’intervento attuale ed il ruolo che la Chiesa si sta dando nella situazione, visto che ne vanta il diritto di prima fila? Questa domanda sorge spontanea in petto ad ogni osservatore, di qualunque fazione politica o credenza religiosa possa far parte. Ed ecco la risposta che dal Vaticano, se non altro, è presto arrivata: “Quando la Santa Sede è richiesta in modo appropriato perché intervenga su questioni umanitarie presso autorità di altri Paesi, come è avvenuto molte volte in passato, essa usa farlo non in forma pubblica, ma attraverso i propri canali diplomatici”. Queste le parole del direttore della sala stampa vaticana, incaricato di sobbarcarsi a vario titolo dei rapporti con la stampa, il quale in questi giorni è ovviamente sommerso del carico di lavoro particolarmente gravoso che nel gergo degli uffici stampa è detto “gestione dell’emergenza”. Si tratta di Padre Federico Lombardi, che altro non ha potuto fare che mettere insieme questo tipo di risposta, la più brillante e linda risposta che si potesse cucire insieme e rattoppare per l’occasione. Resta da chiarire quali canali diplomatici la Chiesa stia adottando verso l’Iran, dal momento che neppure la verbale strenua difesa dell’istituzione di cui cura i rapporti con la stampa ha permesso a Padre Lombardi di far luce su un qualcosa di cui al momento non giunge affatto notizia.

Maggiormente impegnati, o almeno in modo più documentato, nella vicenda Sakineh, i governi stranieri, ossia europei, all’opera con veri e propri interventi pubblici alla ricerca di un certo dialogo (quand’anche con il risultato finale del sicuro ritorno di immagine). Così succede che  soave sposa di Sarkozy si è già recata ad incoraggiare Sakineh nella sua cella, garantendo personalmente che suo marito farà ogni cosa in suo potere, ed altre ne inventerà se necessario, a questo punto, per salvarle la vita.

E’ diventata una battaglia non solo per la vita di una donna, ormai, al punto in cui siamo. Perché donne e uomini ne morivano spesso fino a qualche giorno fa, e senza tutto questo rumore. Ma ora che tutti conoscono il nome di Sakineh, ora che tutti han detto la loro, ora che ognuno ha fatto due conti sul suo tornaconto, ci mancherebbe che ce la facessimo tutti  morir sotto il naso. Non ci crede nemmeno il Papa, che di immagine ha più che mai bisogno, ma che non sembra lottare così strenuamente notte e giorno in prima persona.

Dal canto nostro, nel Bel Paese abbiamo il ministro Franco Frattini, che fa sapere che dall’Iran occorrerebbe un “gesto di clemenza”. Il governo di  Teheran dovrebbe esser così ammirevolmente generoso da chiudere un occhio per questa volta, insomma. “Pieno rispetto della sovranità iraniana e nessuna interferenza, solo un gesto di clemenza per salvare la vita di questa persona”, è la precisazione, qualora ce ne fosse bisogno, del nostro ministro degli Esteri.

Forse il figlio della vittima (della vittima di questi giorni, che segue la lunga serie di ogni anno) Sajjad, che ha chiesto in queste ore l’intervento del governo Berlusconi e del Papa per salvare la vita a sua madre, ha ingenuamente pensato che qualcuno si sobbarcasse dei rischi di una discesa in campo.

Sandra Korshenrich

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