Moschea a Milano: scontro culturale Lega-Tettamanzi.

Siamo intervenuti sulla cosiddetta moschea di viale Jenner solo perché c’era un problema di ordine pubblico“. Queste le parole del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, nel contesto di un più articolato intervento in risposta all’arcivescovo Dionigi Tettamanzi , il quale  ha chiesto, dalle pagine di Repubblica, di lasciar costruire una moschea ai musulmani all’interno del territorio milanese, specificando che, nel caso, dovrebbe essere fatta “a loro spese e nel pieno rispetto della legalità“. Una legalità che, a quanto pare, in viale Jenner era venuta a mancare, secondo Maroni.

La chiusura ai tempi ha però generato forti polemichei, una piccola “popolazione” religiosa venne infatti dispersa in luoghi più difficoltosi da raggiungere ed in ogni caso con minore possibilità di aggregazione per i frequentatori.

L’attuale questione potrebbe comunque risiedere a monte; come anche lo stesso Tettamanzi ha sottolineato, c’è “il rischio che la politica strumentalizzi questo argomento per aumentare il livello di scontro, aumentando la tensione e senza trovare soluzioni a un problema che si trascina da anni“.

Almeno due (anni) se ci si vuol riferire alla maxi-moschea di viale Jenner, ma il problema dell’integrazione sociale,civile e religiosa dei musulmani è molto più matura. Civile; il motivo per cui si è voluto utilizzare questo termine risiede in alcune affermazioni, anch’esse contrarie alla proposta del religioso, provenienti soprattutto dalla Lega.

La moschea non è una priorità – ha detto Matteo Salvini, che di tutto lo si può accusare tranne che di non dire quello che pensa, così come lo pensa – né possiamo cedere spazi a chi usa la sua religione per imporre un modo di vivere arretrato di secoli. Se il cardinale ha dimenticato l’occupazione del sagrato del Duomo, ospiti gli islamici nei suoi immensi palazzi“.

Sulla stessa lunghezza d’onda Davide Boni, presidente del Consiglio regionale: “I milanesi che quotidianamente vivono a contatto con la comunità musulmana la pensano diversamente da Tettamanzi”.

Dalle affermazioni leghiste traspare anche una preoccupazione per la civilta’ di cui i musulmani sarebbero capaci: Salvini parla di “un modo di vivere arretrato di secoli“. Si potrebbe ribattere, anche un po’ ironicamente, che “non sempre è così” e che quindi il pregare in una moschea al posto che in una chiesa non può essere considerato un sintomo di arrettratezza civile e/o culturale, tralasciando di fare distinzioni fondamentali su situazioni e persone, ma d’altra parte, lo stesso Ministro Maroni, anch’egli leghista, si è detto non essere “un costruttore di moschee” quindi, per ora, il problema dell’integrazione, perlomeno nei termini vagliati in ore recenti da Tettamanzi, non si pone.

A.S.