Nudi d’arte: a Carrara la Beecroft espone le sue modelle nude

Una performance di carne viva tra le fredde pietre del laboratorio Nicoli. Le venti modelle scelte dall’artista Vanessa Beecroft sono belle, sono nude, sono immobili tra i marmi. L’opera, dal titolo “tableaux vivants” , sono donne che rimangono silenziose forme, esposte allo sguardo ma impenetrabili, protette da ogni relazione con i visitatori che sfilano per osservare curiosi. Nulla di morboso nel nudo della Beecroft: tutto è elegante, la polvere dello studio dove giacciono marmi in lavorazione imbianca piedi e caviglie delle ragazze la cui nudità trasfigura in un momento di unicità. L’antitesi del mercato dell’immagine femminile. I canoni estetici di bellezza al “top” delle modelle si accosta al marmo, alla pietra, al visitatore che svuota la fisicità femminile del suo carattere economico (strettamente legato invece al mondo della moda) e la riempie di un carattere comune, umano. “L’accostamento forzato tra la vita e il calore delle modelle e il freddo e l’immobilità della pietra mette in risalto la malinconia e il fascino della scultura” sostiene l’artista. Vanessa Beecroft non è nuova a questo genere di performance, i suoi “tableaux vivants” sono ad esempio apparsi anche al mercato del pesce di Napoli o in altri contesti di luoghi affollati e caratterizzati da una comune banalità del quotidiano. In ogni caso l’artista genovese è da sempre impegnata in una costante riflessione sull’identità femminile che sconfina in una più vasta indagine sulla realtà e sul mistero dell’esistenza. Perché questa volta ha portato le sue modelle in un luogo che è l’espressione massima dell’arte classica, un laboratorio di marmi? “Mi interessa molto esplorare la figura viva, la carne, contrapposta alla staticità della scultura, anche a una scultura mortuaria” spiega. Infine, a chi gli domanda come mai si serva ancora del corpo femminile per la sua arte, in un epoca in cui esso è ormai oggetto sfruttato e quasi “banalizzato” lei risponde “Perché questo scava nel mio essere, è autobiografico, è ciò che mi colpisce: riguarda l’espressione artistica e anche la sociologia”.

Luigi Pignalosa