L’ultimatum di Casini: il Pd scelga, o noi o di Pietro

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:10

Alla festa del Pd di Torino è arrivato in perfetto stile casual: camicia bianca, jeans e giacca blu. Pier Ferdinando Casini ha conquistato senza difficoltà il consenso dei democratici, strappando applausi calorosi “spalleggiato” dal padrone di casa, Enrico Letta.

Il leader dei centristi è un fiume in piena: il giorno dopo il discorso di Mirabello gusta il sapore rotondo della “vittoria”, prefigurando tempi difficili per il premier e per la sua squadra di governo. Ha capito che la “disfatta” della maggioranza potrebbe consumarsi sul campo della legge elettorale e per questo non risparmia analisi pungenti: “Se Berlusconi ha la maggioranza vada avanti – ha detto dal palco di Torino – altrimenti si dimetta. Ma se lo fa non è lui a indire le elezioni. Fini ha detto che questa legge elettorale è una porcheria. Quindi se si aprirà la crisi – ha notato – il tema sarà sul tappeto”.

La “sintonia” con Enrico Letta è palese: “Secondo me da Mirabello – ha osservato il vicesegretario del Pd – è arrivato un segnale importante sul tema della legge elettorale e quindi io penso che il discorso di Fini allontani le elezioni anticipate. Per cambiare la legge va trovata la maggioranza in Parlamento e la posizione di Fini – ha insistito – è interessante”.

Il sentore è, insomma, che il leader dell’Udc e l’ex “enfant prodige” dei democratici stiano valutando l’opportunità di unire le proprie forze per debellare il berlusconismo. Ma tra il Pd e il partito di Casini ci sono ostacoli che rendono più faticosa ogni possibile “trattativa”. Lo scoglio più grande per lo scudocrociato si chiama Antonio Di Pietro: “Se dovessi andare al voto domani – ha scandito ieri Casini – andrei da solo perché il Pd mi deve spiegare se sta o no con Di Pietro che è un serio ostacolo all’alternativa. È anche colpa sua se abbiamo perso in Piemonte”.

“Le contestazioni a Dell’Utri a Como e Schifani a Torino – ha insistito il centrista – sono straordinari assist per Berlusconi. Quelli che hanno contestato Schifani sono gli stessi che hanno regalato il Piemonte a Cota”.

Una “diffidenza”, quella di Casini per l’ex pm, condivisa da Letta Jr, ma non dall’intera base del suo partito. E che quindi potrebbe ostacolare il “connubio” tra i due schieramenti. Di fronte all’opzione Di Pietro, Casini svicola, arrivando ad ammettere la propria preferenza per un esponente più “decentrato” come Nichi Vendola: “Lo considero un leale competitor politico, un avversario – ha spiegato a “La Stampa” – ma sicuramente una persona rispettabile. Di Pietro, invece, lasciando perdere il rispetto personale che si deve a tutti, politicamente in questo momento – ha affondato il leader dell’Udc – è una minaccia su qualsiasi alternativa politica”.

Maria Saporito