Fini: Sì al Federalismo, ma solo se equo

In una lettera al Corriere della Sera, in risposta all’editoriale del giornalista Angelo Panebianco, il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha spiegato a chiare lettere la sua idea di federalismo fiscale. Una manovra, ha sottolineato, che non può prescindere da “meccanismi di perequazione”. Il leader bolognese ha anche parlato della necessità di nuove riforme costituzionali che non ridimensionino il ruolo del Parlamento.

Gianfranco Fini, leader del neonato movimento Futuro e Libertà, ha voluto chiarire il suo pensiero in merito al federalismo fiscale, provvedimento tanto caro alla Lega. Il presidente della Camera lo ha fatto in una lettere pubblicata quest’oggi sul Corriere della Sera. “Il passaggio da un sistema di finanza derivata – ha spiegato – a uno che dovrà far leva sul cosiddetto costo standard” non deve avvenire “in modo disgiunto dal corretto funzionamento di meccanismi di perequazione in grado, se gestiti a livello centrale e in modo imparziale, di ridurre il divario esistente, e non più tollerabile, tra le aree del Paese maggiormente sviluppate e quelle affette da ritardi storici”. Questo, ovviamente, comporterà un “significativo salto di qualità nella gestione della cosa pubblica” per la classe dirigente del Sud Italia. “E’ questa la strada, alla vigilia dei 150 dell’Unità d’Italia, per crescere insieme, Nord e Sud, lontani da irresponsabili ipotesi di sviluppo autosufficiente della parte dell’Italia più avanzata economicamente”.

Il leader di Futuro e Libertà ha poi toccato un altro importante argomento, quello relativo ad una riforma della seconda parte della Costituzione, riforma che deve cercare “la salvaguardia della possibilità di scelta da parte degli elettori della coalizione di governo” con “la necessità di conferire maggiore incisività e stabilità all’esecutivo” senza però “comportare il ridimensionamento o peggio ancora l’abbandono del modello di democrazia parlamentare”. Va quindi “aumentata contestualmente la capacità deliberativa e di controllo del Parlamento e quella decisionale del governo”.

Di Marcello Accanto