Sakineh salva? L’Iran guadagna tempo e fa contenti tutti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 5:59

Teheran, 9 settembre. Il ministero degli Esteri iraniano ha deciso di dare riscontro all’enorme mobilitazione della macchina pubblicitaria mondiale che ha lottato contro l’esecuzione della pena di morte di Sakineh. In queste ore infatti un portavoce dello stesso Ministero, Ramin Mehmanparast, ha parlato diffusamente davanti alle telecamere della televisione di stato irachena, in modi e modalità che andremo ad analizzare, per dare l’annuncio del fatto che il presunto concorso in omicidio della donna è ancora in fase di accertamento, e dunque la sentenza è sospesa.

L’Iran dunque, comprensibilmente si barcamena fra esigenza di difendere “l’onore” di avere voce in capitolo nel proprio territorio secondo le proprie tradizioni, e lo sguardo del mondo intero che ora vede puntato addosso ad ogni sua mossa nella situazione Sakineh.

E riesce, il ministero degli Esteri iracheno, attraverso abili dichiarazioni diplomatiche sia nei confronti degli interni, delle frange conservatrici religiose e politiche e dell’opinione pubblica irachena, che nei confronti dell’opinione pubblica del resto del mondo, a far contenti tutti.

La stessa donna che prima si dava già di per sé come degna di morte in quanto adultera, e che era accusata di aver avuto una parte nell’assassinio del defunto marito, ora magicamente non è più giustiziabile al momento, e si prende tempo. Bisogna che siano valutati i fatti riguardanti la morte del marito.

Comunque sia andato l’iter diplomatico che ha portato a questa decisione politica, che più politica non potrebbe essere, l’opinione pubblica da infiniti giorni mobilitata a scopi pubblicitari e non (ed anche qui in terra d’occidente le indagini sulle cause delle prese di posizione potrebbero portare a discutere), al momento Sakineh è salva. Al momento.

Ma riprendiamo il filo dal discorso del portavoce del ministero degli Esteri (chissà come mai, peraltro, la situazione, non fosse che per la portata internazionale, non ha meritato la presenza diretta e fisica dello stesso Ministro in persona. I nostri sono tutti intervenuti, anche se forse è da notare che la loro delicata situazione politica lo rende consigliabile).  La donna è salva per un po’, o per un pelo. Comunque sia (e qui ecco di nuovo il colpo alla botte dopo quello al cerchio) bisogna che tutti, anche i sostenitori della causa di Sakineh, non dimentichino di aver rispetto per i parenti del marito, ancora in lutto per la sua morte.

E prosegue, il diligente portavoce iracheno: “Comunque  la difesa una persona dall’accusa di omicidio non dovrebbe essere trasformata in una questione di diritti umani“. Infatti così fosse i paesi europei dovrebbero rilasciare in nome dei diritti umani tutti gli assassini incarcerati”. Ma non si stava chiedendo solo di non procedere al massacro pubblico? Il Comitato diritti umani iraniano, che fa capo al Parlamento, aveva già in questi giorni condannato l’atteggiamento prima della Francia e poi dell’Italia, nazioni che maggiormente han fatto “le spalle grosse” nella vicenda, consapevoli di attirare su di sé il certo consenso dell’opinione pubblica mondiale. Qualcosa dunque bisognava dire anche allo scopo di far contento il comitato per i diritti umani, e così ci siamo proprio tutti. Tutti soddisfatti e rassicurati.

Sandra Korshenrich

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