‘Ndrangheta: confisca di beni per un ammontare di 3 milioni

A 3 milioni di euro ammonta il valore dei beni, mobili e immobili, confiscati dalla Direzione Investigativa Antimafia di Catanzaro a due persone ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta. I due presunti malavitosi che hanno subito la confisca, avvenuta durante un’operazione denominata ‘Dinasty’, sono Paolo Ripepi, di 45 anni, che dovrebbe essere membro della cosca dei Mancuso di Limbadi, e Carlo Drago, quarantaseienne sorvegliato speciale, già condannato per usura e ritenuto vicino alle cosche operanti nell’area del cosentino.

Tra i beni immobili di cui il Tribunale ha disposto la confisca c’è un complesso residenziale da due milioni di euro, ‘Villa Filomena’, situato nel mezzo ai Comuni di Ricadi e Capo Vaticano. Oltre a ciò, la Dia ha confiscato il 90% dei capitali di una società di ristorazione. Si è arrivati alla confisca dei beni come risultato di una lunga serie di attività di investigazione, che ne hanno infine attestato la provenienza illecita. I provvedimenti sono stati presi presso la corte d’appello di Catanzaro, su richiesta della procura del capoluogo calabrese.

Gli atti giudiziari indicano che Ripepi, di Vibo Valentia, svolgeva all’interno del suo gruppo “il ruolo di stretto collaboratore”. Per quanto riguarda Drago, i giudici del Tribunale di Cosenza hanno nel 2000 deciso di sottoporlo a sorveglianza speciale, dal momento che era “pienamente inserito nel circuito criminale cosentino con ruolo di spicco essendosi reso responsabile di numerosi delitti di rilevante allarme sociale’”. Quattro anni più tardi, lo stesso Drago è stato coinvolto dall’operazione “’Starprice ter – Azimut”, che nel dicembre del 2007 ha portato alla condanna per usura, eseguita dalla Corte di Appello di Catanzaro. L’uomo avrebbe fatto prestiti a imprenditori con difficoltà economiche, arrivando in seguito a chiedere interessi che si aggiravano attorno al 10% mensile.

Nel giro di un anno, la Dia di Catanzaro è riuscita a togliere dalle mani della criminalità organizzata beni per 120 milioni.

Gianluca Bartalucci