Bruciare il corano: le indecisioni del predicatore pubblicitario

Quando Terry Jones,  pastore religioso di una piccola comunità statunitense, ha annunciato al mondo che avrebbe bruciato il libro sacro islamico, il Corano, nel giorno del triste anniversario dell’ 11 Settembre 2001, quello stesso  mondo gli ha detto di no. A parte l’insensatezza di un gesto oltremodo carico di significato, il rischio di ripercussioni violente da parte del terrorismo è stato giudicato altissimo. La segnalazione, proveniente origniariamente dal Pakistan, paese dove i terroristi sono estremamente attivi, è stata poi ripresa dall’Interpol che ha avvisato tutti i 188 paesi aderenti all’Onu.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha personalmente convocato Jones alla Casa Bianca. Il pastore, inizialmente convintosi, aveva contro-annunciato l’annullamento della sua iniziativa, dovuto anche al fatto che da un importante imam di Orlando, fossero giunte rassicurazioni sul fatto che l’ipotetica futura moschea che dovrebbe essere costruita a Ground Zero, luogo della strage dell’ 11 Settembre, sarebbe stata spostata.

Sabato 11 infatti il reverendo, che ha gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, occhi estremamente critici per dirla tutta, a suo dire, al posto di bruciare il Corano, sarebbe dovuto andare a New York, per confrontarsi appunto sullo spostamento della moschea. Nelle ultime ore, il ripensamento. “ potrei bruciarlo lo stesso” – ha detto -“Siamo preoccupati anche noi  ( la sua comunità, nda )per le truppe e per i missionari . Il punto è che dobbiamo smettere di piegarci alla volontà altrui. In certe aree del nostro paese abbiamo perso la spina dorsale. Abbiamo fatto troppe concessioni”.

E’ noto che Jones veda la costruzione di una moschea esattamente dove migliaia di americani hanno perso la vita per mano di chi aderisce alla religione islamica come una reale invasione, una vittoria , un’altra e questa volta istituzionale, di chi a tante persone innocenti ha tolto la vita.  Il permesso di erigere una  moschea a Ground Zero invece, nelle intenzioni di Obama, è un gesto simbolico, dal significato fortissimo, che dovrebbe, al contrario di quel che pensa Jones, unire le persone di religiose diverse, terroristi esclusi chiaramente, in modo da superare “insieme” la tragedia dell 11 Settembre. La colpa della strage delle “Twin Towers” infatti non ricade sul popolo islamico, ma su una parte violenta e ben organizzata di esso, che rivendica a torto il diritto di “indicare la via” .

L’iniziativa del pastore cristiano “integralista” mette però a rischio, per tutta una serie di ragioni, prima fra tutte il fatto che chi il terrorismo lo pratica, non aspetta altro che atti di questo tipo per sentirsi giustificato davanti al mondo a compiere azioni violente, l’intero processo di aggregazione tra i due popoli.E tutto ciò è perpetrato dal predicatore attraverso una strada che rasenta il comico. Uno dei modi di pubblicizzare il “Burn a Koran Day” (Giorno del “brucia un Corano”) è un carrozzone, bianco con un’enorme scritta in rosso, recante addirittura l’orario ( dalle sei di pomeriggio alle nove della sera), quasi come fosse l’inaugurazione di un centro commerciale o qualcosa di similare.

Il rogo del Corano da parte di Jones potrebbe poi avere ripercussioni in tutto il mondo, e molto gravi. Alla Casa Bianca, decine di nazioni hanno inviato formale richiesta di bloccare con la forza l’iniziativa di Jones. L’ideale “estremista” di democrazia americana permette però anche questo. Se pur l’atto di bruciare un libro che porta con sè valori religiosi differenti rispetto ai quali la società statunitense si basa è fortemente anti-etico e moralmente condannato con forza, la pratica non è illegale. Di conseguenza a livello formale non è possibile bloccare il predicatore con la forza pubblica. Le conseguenze di un tale permissivismo, che ha sicuramente moltissimi lati positivi, potrebbero però, in questo caso, essere  davvero nefaste.

A.S.