Turchia alle urne: si vota la nuova Costituzione

Il popolo turco si recherà alle urne per la riforma della Costituzione: l'esito del referendum cambierà per sempre la Turchia

Un’opportunità storica per avvicinarsi alla democrazia e affacciarsi verso l’Europa. La Turchia si recherà alle urne il prossimo 12 settembre per decretare l’approvazione o meno della nuova Carte Costituzionale. Si tratta di un passo fondamentale per sancire il distacco politico e culturale dal Medio Oriente.

L’Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo giudato dal premier turco Tayyp Erdogan, aveva proposto una riforma di 22 articoli della Costituzione. Tuttavia, la maggioranza di l’Akp gode in Parlamento non è sufficiente per approvare le modifiche senza ricorrere al referendum. Perciò la parola passa adesso al popolo turco, tale decisione cambierà per sempre le sorti del Paese. “Chi vota no al referendum è un matto, oppure un sostenitore dei colpi di stato”, asserisce Egemen Bagis, braccio destro del capo di Stato Erdogan.

La Costituzione adesso in vigore risale al 1982 ed è stata promulgata dopo il colpo di stato militare compiuto da Kemal Ataturk nel 1980. Curiosamente, proprio il prossimo 12 settembre ricorre il suo 30° anniversario. L’approvazione del nuovo testo costituzionale è perciò un crocevia indispensabile per adeguare la Turchia agli standard democratici europei. Infatti, gli articoli sottoposti a emendamento riguardano i diritti fondamentali dell’uomo e la riforma della magistratura. Le modifiche più importanti nel primo campo concernono l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge, la libertà di movimento, il diritto alla privacy e i diritti a tutela dei minori. Sul fronte della giustizia, invece, aumenterà il numero dei giudici che compongono la Corte costituzionale e sarà depauperata la potenza decisionale dell’esercito.

Non sarà certo facile però la vittoria dell’Akp. I sondaggi dicono che la popolarità di Erdogan è in caduta, essendo precipitata dal 62% al 53%. Inoltre, la Turchia che si recherà alle urne appare letteralmente spaccata in due. Da una parte c’è l’Akp, il partito islamico al governo, dall’altra il Chp, il partito nazionalista laico, che lotta per uno stato secolare e vede nei militari l’unica forza capace di difendere i valori della repubblica fondata da Kemal Ataturk. Proprio quei militari che, tradizionalmente avversi al potere islamico, subiranno limitazioni di autorità.

Un rebus referendario potrebbe cambiare molti scenari. Sarà sufficiente attendere sino al prossimo lunedì per conoscerne l’esito.

Emanuele Ballacci