I disoccupati italiani? I meno aiutati d’Europa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:48

Da sempre la disoccupazione ha rappresentato per i governi di tutto il pianeta un problema di difficile soluzione. Al riguardo appaiono, comunque, differenti le strategie e “l’impegno” con il quale i vari Stati si adoperano per affrontare la problematica in questione e l’Italia non sembra fare parte delle nazioni che si preoccupano maggiormente dei senza lavoro, almeno stando a quanto affermato dalla Cgia di Mestre.

“I disoccupati italiani sono tra i meno aiutati d’Europa”. E’ questa, appunto, la denuncia del segretario dell’associazione, Giuseppe Bortolussi. L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha, infatti, confrontato la spesa sostenuta dai principali Paesi Ue a sostegno dei disoccupati, ottenendo, ahinoi, un risultato particolarmente demoralizzante. Nel 2008 (ultimo dato disponibile) le risorse messe a disposizione dal nostro Paese al milione e 690 mila disoccupati italiani, – si legge nell’indagine – hanno toccato lo 0,5% del Pil. Niente a che vedere con le risorse messe in campo dalla Germania (2,2% del Pil per sostenere i 3 milioni 141 mila senza lavoro), dalla Spagna (2,1% del Pil a favore dei 2 milioni e 591 disoccupati) e dalla Francia (1,6% del Pil per proteggere i 2 milioni e 235 mila disoccupati). Solo i disoccupati britannici (pari a 1.753.000) – proseguono dal’Ufficio studi – stanno peggio dei nostri: nel 2008 hanno ricevuto una spesa complessiva pari allo 0,3% del Pil. Secondo l’indagine, in termini assoluti l’Italia ha messo a disposizione 7,92 miliardi di euro contro i 48,91 della Germania, i 25,66 della Francia e i 21,93 della Spagna. In pratica per ogni disoccupato italiano sono stati spesi 4.691 euro, contro i 17.921 a protezione del disoccupato irlandese, i 16.652 per quello austriaco, i 15.570 per il senza lavoro tedesco e gli 11.483 per ciascun francese rimasto senza lavoro.

“Per misure a sostegno dei disoccupati – spiega il segretario della Cgia di Mestre – ci riferiamo all’erogazione di sussidi per fronteggiare l’inattività lavorativa, alle prestazioni offerte dai servizi pubblici per l’impiego o per la partecipazione ad attività formative. Oppure, per l’inserimento lavorativo vero e proprio grazie all’introduzione di incentivi e sgravi fiscali”.

Bortolussi evidenzia, comunque, anche gli aspetti positivi del sistema italiano. “Se è vero che spendiamo poco per sostenere economicamente i nostri disoccupati – precisa – è altrettanto vero che siamo un Paese che ha un buon pacchetto di ammortizzatori sociali (cigo, cigs, mobilità, ecc.), che interviene prima della perdita definitiva del posto di lavoro. Cosa, quest’ultima, che molti altri Paesi europei non dispongono.

In conclusione, nello studio della Cgia di Mestre, sono stati calcolati gli importi spettanti ai lavoratori dipendenti italiani rimasti senza occupazione, evidenziando il fatto che l’indennità di disoccupazione è inversamente proporzionale al tempo di durata dell’inattività lavorativa. Gli importi (ad esclusione dei lavoratori edili) hanno un limite massimo che per il 2010 è pari a 893 euro se la retribuzione del lavoratore era pari o inferiore a 1.932 euro mensili, oppure a 1.073 euro se la retribuzione era superiore. Per gli apprendisti l’indennità è pari all’80% della retribuzione per un massimo di 90 giorni. Negli ultimi anni, viene ricordato infine dall’associazione, sono state introdotte anche delle misure di sostegno al reddito per i cosiddetti lavoratori atipici che hanno perso il posto di lavoro. Ai cosiddetti somministrati spetta un’indennità una tantum pari a 1.300 euro al lordo delle trattenute. Ai Co.co.pro. ai quali è stato interrotto il contratto, invece, si deve un’indennità una tantum pari al 10% del reddito percepito l’anno precedente.

Mauro Sedda