Quando la concorrenza sleale viene da casa, due imprenditori sardi al timone della rumena Lactitalia

La protesta della Coldiretti a Roma (Il Messaggero)

Come si suol dire: prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. C’e quasi dell’incredibile dietro la vicenda relativa all’azienda rumena Lactitalia. Quest’ultima, volta all’allevamento di bovini da latte, di ovini, caprini e, in generale, di prodotti caseari ed alimentari, è gestita con una quota azionaria superiore al 70% dagli imprenditori sardi Andrea e Pierluigi Pinna, mentre la quota restante appartiene alla società pubblica Simest, legata a doppio filo al Ministero dello Sviluppo economico.

Fino a questo punto non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che l’azienda in questione vende formaggi prodotti da latte ungherese e romeno con dei marchi strettamente legati al Made in Italy (Dolce Vita, Toscanella, Pecorino, mascarpone, ricotta, mozzarella, caciotta ecc.). Ma a rendere la vicenda ancora più grave e scandalosa è il fatto che gli stessi fratelli Pinna, oltre ad essere i primi produttori caseari della Sardegna, svolgono un ruolo centrale nella difesa del Made in Italy: Andrea è vice presidente del Consorzio di Tutela del Pecorino sardo, Pierluigi, invece, è consigliere dell’organismo che certifica il controllo di qualità dello stesso prodotto. Entrambi, dunque, dovrebbero, in teoria, proteggere il prodotto e combattere i falsi, non produrli.

Il quadro che si è venuto a delineare, come logica conseguenza, va a danneggiare un comparto, quello della pastorizia, pervaso da una crisi che pare senza fine. Un disagio denunciato con forza dalla Coldiretti lo scorso 6 settembre a Roma durante il sit in davanti al Ministero delle Politiche Agricole e in occasione dei numerosi presidi tenutisi in questi giorni in varie regioni italiane.

Piuttosto comprensibile, quindi, lo sconforto, ma soprattutto la rabbia tra gli allevatori sardi e italiani, consapevoli del fatto che a contrastare i loro Dop non sono altro che i propri rappresentanti e lo Stato italiano in persona; ma, soprattutto, oppressi da costi sempre più elevati rispetto ai ricavi, a causa del forte potere contrattuale delle industrie e del tremendo calo delle vendite sui mercati esteri del pecorino fatto con latte italiano, a favore dei prodotti di imitazione.

Dal Ministero delle politiche Agricole hanno annunciato l’istituzione di un’apposita Commissione, affinché si faccia chiarezza sul caso Lactitalia ed altri simili. Intanto, mentre i fratelli Pinna si stringono in un rumoroso silenzio, noi ci uniamo alla richiesta avanzata dalla Coldiretti: sarebbe opportuno a questo punto che il Ministero dello Sviluppo Economico desse le opportune spiegazioni.

Mauro Sedda