Berlusconi, Bersani & co: la politica sul palco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:53

Domenica 12 settembre 2010: una data importante per la politica italiana, segnata dalle performance di molti protagonisti della scena nazionale. Nella giornata di ieri in pochi sono riusciti a non cedere alle lusinghe del “sermone domenicale“; i più hanno preferito raggiungere un palco per consegnare alle folle (più o meno osannanti) convincimenti e progetti per il futuro.

Da Silvio Berlusconi a Pier Luigi Bersani, da Pier Ferdinando Casini a Umberto Bossi, passando per Antonio Di Pietro. Nella domenica più “politicizzata” di metà settembre c’è stato spazio per tutti. Il premier ha raggiunto i giovani pidiellini radunati a Roma per “Atreju 2010” per intonare un discorso sospeso tra il serio e il faceto: “Speriamo di fare meglio del Milan e della Roma – ha scherzato – Dobbiamo andare avanti e farlo con grande determinazione”.

Il leader dell’opposizione ha, invece, optato per uno stile meno scanzonato: “Si sente la necessità – ha scandito Bersani nella giornata conclusiva della festa del Pd a Torino – di un grande risveglio italiano“. E di un governo “che in breve termine – ha spiegato – porti a soluzione la riforma elettorale, dando di nuovo ruolo agli elettori, e guardi a un bipolarismo ragionevole”.

Siluri al presidente del Consiglio ha riservato, invece, Antonio Di Pietro, smanioso di rivelare al pubblico radunato a Santa Marina di Pietrasanta – per festeggiare il primo compleanno de “Il Fatto Quotidiano” – il “collante” tra la prima e la seconda Tangentopoli: Silvio Berlusconi.  Caustico anche l’intervento del centrista Casini: “Senza le dimissioni del governo – ha tuonato dal palco di Chianciano – la politica dell‘aggiungi un posto a tavola non interessa a noi né al polo che stiamo costruendo. Il presidente del Consiglio si dimettapassi dal delirio di autosufficienza – ha rincarato il leader dell’Udc – al riconoscimento che non ha più una maggioranza”.

A consolare il presidente del Consiglio ci ha pensato, come sempre, il fedele alleato della Lega che, dalla Festa dei popoli padani, ha rinsaldato il patto di fiducia col premier. “Il federalismo è pronto – ha annunciato raggiante Umberto Bossi – La va a giorni, la va a ore, preparatevi a fare festa in piazza”.

Ma per Umberto Bossi anche qualche malinconica riflessione: “Il tempo passa anche per me -ha ammesso – L’altro giorno ero in montagna e mi mancava l’aria. Per fortuna c’erano mio figlio e mia moglie, Manuela. Ma io -ha promesso il leader del Carroccio – andrò in pensione solo quando la Padania sarà realizzata e libera“.

Una domenica carica di intenti e propaganda. Una domenica su è giù da un palco per duellare a distanza e colpire nel segno.

Maria Saporito



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