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Como: metronotte si suicida davanti all’ospedale per donare gli organi

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Con in tasca il suo tesserino dell’Aido, l’Associazione italiana dei donatori di organi, si è recato davanti all’ospedale di Como e si è ucciso. Ma, nella tragedia, è stato doppiamente sfortunato. Gli organi, che voleva evidentemente donare, erano ormai inutilizzabili nel momento in cui il cadavere è stato rinvenuto davanti ai giardini della struttura.

Era stato tutto già abbondantemente programmato, forse da tempo. Aveva messo a posto la casa, pulito e svuotato il frigo. Aveva riposto la propria divisa da guardia giurata, ben piegata e stirata, e deciso che quella notte, la sua ultima notte di vita, non avrebbe dormito. In vestiti borghesi, poi, si era diretto verso il Sant’Anna. Aveva parcheggiato. Con nel taschino della camicia – dove i soccorritori avrebbero subito controllato – la tessera dell’Aido e in mano la pistola d’ordinanza si era infine tolto la vita nei giardini dell’ospedale. Un colpo secco sotto il mento, preciso e letale, che l’ha ucciso all’istante.

Purtroppo, però, il tragico piano che l’uomo aveva architettato non ha avuto l’esito sperato. Non fino in fondo. Il corpo del suicida è stato infatti ritrovato solo verso le ore 8 del mattino, circa tre ore dopo che l’uomo aveva premuto il grilletto ed esalato l’ultimo respiro. “Ci era parso un petardo e non ci avevamo fatto caso”, hanno affermato gli infermieri del pronto soccorso alle forze dell’ordine. “Solo questa mattina lo abbiamo trovato supino sul prato, abbiamo visto la pistola e abbiamo subito capito”.

Ma, a quell’ora, gli organi del trentasettenne metronotte di Como, originario di Gallarate, erano ormai del tutto inutilizzabili.

Dalla ricostruzione dei carabinieri emerge il ritratto di una persona che soffriva di depressione fin dall’adolescenza. Privo di genitori e di relazioni sentimentali significative, il metronotte viveva da solo e soltanto da poco tempo si era rimesso in contatto con una sorella con cui non comunicava da anni. Accanto al tesserino dell’Aido, nel taschino c’era un biglietto scritto proprio per lei.

Gianluca Bartalucci

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