Manifestazioni in Kashmir, 13 morti

La polizia indiana ha reso noto che sono tredici i morti negli scontri che si stanno svolgendo nello stato indiano del Kashmir, al confine con il Pakistan. Le proteste sono scoppiate in tutto la regione quando Press TV, una televisione iraniana, ha diffuso la notizia di un piccolo gruppo di manifestanti che ha fatto a pezzi una copia del Corano davanti alla Casa Bianca nel corso delle celebrazioni in ricordo delle vittime dell’11 settembre. Decine di migliaia di manifestanti hanno sfidato il coprifuoco vigente e invaso le strade, bruciato edifici pubblici e lanciato sassi contro le stazioni di polizia urlando slogan contro gli Stati Uniti e minacciando di morte i ‘dissacratori del Corano’. Aga Syed Hassan, leader degli sciiti separatisti della regione, ha dichiarato: “Questo è un atto spregevole, i responsabili andrebbero puniti per aver offeso i sentimenti dei musulmani. Continueremo le nostre proteste”. E’ stato presa di mira anche la Tyndale Biscoe School nel villaggio di Tangmarg, una delle scuole missionarie più antiche e prestigiose del Paese. I violenti hanno infatti bruciato l’edificio e, secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbero state tre vittime. La polizia ha l’ordine di sparare a chiunque sfidi il coprifuoco. L’ambasciatore americano, Timothy Roemer, ha dichiarato che il governo americano è ‘costernato’ per le notizie dei disordini e ha fatto appello alla calma. Il diplomatico ha poi aggiunto che ogni profanazione del Corano è da considerarsi ‘irriverente, intollerante e non rappresenta i valori americani’. “La distruzione deliberata di qualsiasi libro sacro è un atto aberrante”, ha concluso. Si tratta dei più gravi disordini in Kashmir da tre mesi a questa parte. Il ripristino dell’ordine nello stato è centrale per la normalizzazione dei rapporti tra India e Pakistan, due potenze nucleari, ed è considerato da tutti i maggiori analisti una delle regioni più ‘calde’ e pericolose del pianeta.

Vincenzo Bardo