Berlusconi e PdL allo sbaraglio: elezioni sì o no?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:26

La giornata della maggioranza è iniziata questa mattina presto, intorno alle 9, quando il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è intervenuto telefonicamente a “Mattino 5” per difendere la legge elettorale vigente, “ha tolto il Paese dalla ingovernabilità” (d’altronde è grazie ad essa che il premier spadroneggia da quindici anni con un consenso massimo del 35%), e spiegare che “la situazione e’ sotto controllo e in Parlamento ci sono le condizioni per andare avanti fino al 2013“.
Archiaviate definitivamente, quindi, le ipotesi di visita al Quirinale a braccetto con Bossi per chiedere la sfiducia di Fini o la possibilità di pilotare una crisi di governo che conducesse a nuove elezioni.

Sulla stessa linea, a metà giornata, gli interventi dei fedelissimi del Cavalieri, Capezzone, portavoce del partito, e Cicchitto, capogruppo dei parlamentari PdL.
“Chi voleva spodestare il Governo Berlusconi – ha tuonato l’ex radicale – si e’ dovuto e si deve rassegnare […] Governo, maggioranza e Pdl non consentiranno a nessuno di rimettere in campo operazioni di logoramento, strategie di fibrillazione continua”.
Tutto bene quel che finisce bene, avrà pensato qualche bendisposto militante pidiellino.

Le prime avvisaglie dei temporali, non solo meteorologici, della sera sono giunte intorno alle 15, quando è intervenuto il ministro La Russa, uno dei colonelli di Alleanza Nazionale passato a sostenere Berlusconi, senza però rinunciare ad una propria visione dello scenario autonoma dall’ottimismo a senso unico, modello crisi economica, ostentato da Capezzone.
“Per adesso il governo va avanti. – ha esordito il titolare della Difesa – Ma andremo fino in fondo solo se ci sara’ una maggioranza convinta, non solo numerica. Altrimenti chiederemo con forza al Presidente della Repubblica elezioni anticipate“.

Vietato accontentarsi, dunque, della pace armata con i finiani di Futuro e Libertà, che vincolerebbe l’azione di Governo ad un continuo compromesso, escludendo ad esempio norme radicali, auspicate inizialmente dal premier, sul processo breve; indispensabile, piuttosto, trovare i numeri per blindare la maggioranza anche in caso di defezioni di Fli, portando a termine quella “campagna acquisti” di cui tanto si è parlato negli ambienti vicini a Berlusconi.
I frutti del “mercato parlamentare”, d’altronde, emergono chiaramente dalle dichiarazioni di Francesco Nucara, segretario del Partito Repubblicano Italiano (ogni ironia sulle dichiarazioni rilasciate negli anni da Berlusconi sui vecchi e logori soggetti della Prima Repubblica sarebbe superflua).
“I numeri ci sono. Arriviamo a 20 deputati senza iniezioni del PdL – ha spiegato Nucara, annunciando la formazione di un nuovo gruppo parlamentare a sostegno del Governo – si tratta di gente che fino ad ora non ha votato la fiducia a Berlusconi. (Il gruppo, ndr) nascerà o qualche giorno prima o subito dopo il 28 settembre, quando Berlusconi parlera’ in Parlamento”.

Tornando alle parole di La Russa, però, prendendo in considerazione i numeri attuali della maggioranza alla Camera, risulta evidente che, anche con il sostegno del nuovo gruppo, un eventuale, e auspicato da Fini, voto sul discorso che terrà Berlusconi sarà in ogni caso vincolato al voto di alcuni membri di Futuro e Libertà. Verrebbe a mancare, in tal caso, la “maggioranza convinta, non solo numerica”?

Domanda da cui, probabilmente, dipenderà il futuro dell’esecutivo e a cui, ad oggi, non è ancora possibile dare una risposta.

Mattia Nesti

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