Circo Italia. La politica con gli occhi dei bambini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:48

??Venghino siori e siore, venghino. Clown dai sorrisi agghiaccianti, le bestie più curiose che mai umana mente sia riuscita ad immaginare, nani sui trampoli, equilibristi che non li butti giù nemmeno con la forza, prove viventi di elisir di lunga vita, numeri di amnesia magica, ovvero le cose scompaiono ma non ci si ricorda poi che fine abbiano fatto, e molto altro ancora, solo per voi, al Circo Italia. Provare per credere, siori.

Potrebbe partire da qui, secondo alcune voci di corridoio, la nuova didattica voluta dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, per rivoluzionare l’approccio allo studio dell’educazione civica nelle scuole nostrane.

Sarà così, dunque, che i nostri bambini impareranno a conoscere come funzionano le istituzioni, iniziando a familiarizzare anche con coloro che le occupano. Stricto sensu, latu sensu.

Una metafora ludica, con quel tocco felliniano che non guasta, per facilitare l’apprendimento; un’altra scelta innovativa dopo quella di favorire la nascita di classi numerose – gli studi più recenti individuano in trentaquattro il numero di alunni perfetto – che opportunamente collocate in aule piccole, e perché no a volte anche pericolanti, favoriranno lo sviluppo del sentimento di solidarietà reciproca e di vicinanza all’altro. Perché l’empatia è importante, anche da piccoli.

Approvazione omnipartisan proveniente dall’intero mondo politico, a tal punto che in molti hanno dichiarato di voler impegnarsi a fondo nel progetto in prima persona, mostrandosi entusiasti nel sapere di poter finalmente realizzare uno di quei sogni che ci si porta dietro sin dall’infanzia ma che il moralismo bacchettone reputerebbe riprovevole se vissuto in età puberale pluridecennalmente avanzata.

E così, è partita la corsa per occupare il posto – anche qui, di nuovo – a cui ognuno più ambisce. Tra i più tentennanti Silvio Berlusconi. Il premier, stando al racconto di chi ha avuto il privilegio di assistere al dietro le quinte, avrebbe vissuto qualche minuto di confusione poiché convinto che la sua persona sarebbe stata perfetta per ognuna delle attrazioni proposte dal Circo Italia e così, in attesa di scegliere in quali panni calarsi, ha fatto sapere che per il numero equestre, ai cavalli ci penserà lui. Male che vada, se non dovesse trovare nessuno stalliere di fiducia, ci sarebbero sempre i berberi di Gheddafi.

Al nuovo progetto didattico ribattezzato DEC (Divertirsi con l’Educazione Civica, ndr) – acronimo che Bersani ha subito appuntato nel suo taccuino, ritenendolo una possibile fonte d’ispirazione, qualora ci fosse il bisogno di dare un nome a qualche nuova coalizione – ha detto di voler partecipare anche Muammar l’Africano. L’amico libico avrebbe proposto l’inserimento di una particolare attrazione con l’intento di spiegare il ruolo basilare delle politiche sul controllo dell’immigrazione. Il gioco dovrebbe chiamarsi “Spara alla nave” e consisterebbe in questo: il bambino, posto davanti a un monitor, dovrebbe assumere i panni del comandante di una motovedetta con il compito di sorvegliare la costa, sparando alle navi che trasportano clandestini. Il gioco non è così facile, infatti tra le navi che compariranno sul monitor potrebbero esserci anche dei comuni pescherecci, in quel caso l’alunno dovrebbe desistere dallo sparare. Ma in caso di errori, il progetto DEC è chiaro: sbagliando si impara.

La proposta di Gheddafi ha innescato una piccola polemica: infatti, dopo essersi fatto spiegare dal padre i contenuti dell’attrazione “Spara alla nave”, Renzo Bossi avrebbe accusato di plagio l’amico libico in quanto già mesi fa si era adoperato nella diffusione di un giochetto simile dal titolo “Rimbalza il clandestino”.

Renzo, che per il padre più che un delfino è sempre stato solo una Trota, avrebbe minacciato per compulsione di non studiare più l’educazione civica riuscendo a tranquillizzarsi soltanto dopo che Calderoli gli avrebbe ricordato che lui, anche se dopo quattro tentativi, la maturità l’ha già presa.

Per parlare delle pari opportunità, Giorgio Stracquadanio si è conquistato la fiducia della Carfagna – le malelingue a tal proposito rivangano maliziose dicerie – presentandosi come cantastorie.

Coperto di cerone, con naso e parrucca blu (la DEC per l’occasione proporrà una nuova moda per i clown), Giorgio Clelio – è il suo vero nome all’anagrafe, dunque non è stato necessario coniarne uno ad hoc per il personaggio, nonostante la disapprovazione di Bersani –  racconterà in musica, creata per l’occasione da Apicella, la nuova conquista democratica del gentil sesso: mentre da altre parti si discute se lapidare una donna poiché adultera, in Italia, cari bambini, le donne (esclusa la mamma, si intende) hanno il diritto di andare a letto con chi par loro per fare carriera e perché no ottenere magari anche un incarico politico. Dove stanno le pari opportunità? Ma nel fatto che i politici maschi, tra feste e festini, si divertono già da tempo tra le lenzuola, cari bambini.

A questo punto, Berlusconi avrebbe cercato di prendere la parola, ma il resto gruppo in coro l’avrebbe fatto tacere: “Silvio, anche questo no. E dai!”.

La fila per i provini del Circo Italia è ancora lunga, ma per oggi basta studiare.

Simone Olivelli