Direttiva UE sulla vivisezione: sul web corrono i giorni della rivolta

La direttiva UE 86/609,  votata l’8 settembre scorso e che ha rivisto le regole per poter sperimentare sugli animali ha generato un vero e proprio putiferio, a dir poco. Gli animalisti si sono ribellati a ciò che considerano una “vergogna europea” , tale esperessione riportano le scritte, pubblicate sui siti di settore e che troneggiano ovunque su facebook. La direttiva, approvata in poco più di 10 minuti, ha, sostanzialmente allargato i cordoni della borsa dei metodi vivisettori, dando il via libera, ad esempio, alla possibilità di esperimenti senza anestesia per la modalità lieve o moderata degli stessi e il “riutilizzo” dello stesso animale per più esperimenti.

Tra i provvedimenti più odiati, la deroga, pur che  la possibilità che accada risulti remota, che permette di fare ricorso al serbatoio del randagismo. In sostanza un animale vagante potrebbe essere legalmente catturato e spedito ad un laboratorio. Pare che in Italia ciò non sia comunque permesso, in quanto la norma nazionale (che  impedisce la sperimentazioni sui randagi dal 1991) sovrasterebbe la direttiva europea, in questo caso, ma a prescindere, il problema resta per le nazioni europee che non si sono dotate di una tale legge ed è comunque il principio, aberrante a detta di molti, ciò che più di ogni altra cosa viene contestato ai “signori della morte“.

Già, chi sono i “signori della morte” ? Facebook così li ha chiamati e  li sta martellando da giorni, ultimamente anche invadendo di foto di animali torturati e vivisezionati i loro account, oppure creandone di falsi, paralleli, con la loro foto circondata da cani, gatti, conigli, topi passati sotto il torchio della vivisezione. Questo quanto riportato dall’agenzia di stampa specializzata Geapress.  Prima ancora, la lista dei parlamentari europei che hanno votato a favore della legge ha fatto il giro, più volte, di tutta internet, se così si può dire. Da quella stessa lista sono state create apposite note, una per ogni parlamentare, con tanto di foto personale, sovrastata dalla scritta, appunto, “i signori della morte”.

I  manifesti virtuali, a protesta contro direttiva, sono decine: “revisione della direttiva 86/609. Europa vergogna“, “Europa chiusa per lutto“, “Direttiva sulla vivisezione, la vergogna europea” e molti altri, tutti sullo stesso tono. Le spiegazioni postume di chi quella legge l’ha votata non sono servite praticamente a nulla. Inutile è stato sostenere da parte della relatrice della proposta che tale direttiva fosse un compromesso tra “il benessere degli animali e l’esigenze della ricerca“. Di benessere non si può mai trattare, infatti, se li si obbliga a subire esperimenti medici contro la loro volontà, pure fossero solo di entità lieve ( e purtroppo non è così). A nulla, ugualmente,  sono servite le dichiarazioni di altri parlamentari italiani, che spaziano tra il ” purtroppo è ancora necessaria” e il ” non eravamo informati”, quest’ultima di Pino Arlacchi (Pd) che si è addirittura dichiarato in prima linea contro la vivisezione; la sua spiegazione, riportata ancora da Geapress, di come sono andate le cose al Parlamento Europeo, è a dir poco illuminante:

“Quando si è arrivati alla questione vivisezione, un paio di parlamentari hanno chiesto la parola per chiedere, a norma di regolamento, non una votazione pro o contro la vivisezione, ma il semplice rimando del testo alla Commissione che lo aveva licenziato per il parere finale. È fondamentale chiarire questo punto, perché se si fosse trattato di esprimere un parere secco, avrei sicuramente votato contro la vivisezione”.

“L’ intervento del Presidente della Commissione competente, De Castro, inoltre, ha ridotto la mia incertezza: si era discusso del tema per oltre un anno in Commissione, e il testo finale era stato approvato anche dal gruppo dei Verdi, che adesso ne prendevano inspiegabilmente le distanze. Non sarebbe stato serio da parte del Parlamento disconoscere d’un colpo il lavoro condotto dai suoi membri.”

Secondo l’esponente del PD, in pratica, non si sarebbe votato per approvare la Direttiva, ma per non rimandarla ad un esame più approfondito. Ciò l’avrebbe fatta approvare. A parte il fatto che, se fosse andata davvero così,  andrebbero magari rivsite un attimo le procedure di votazione delle direttive europee, ma è anche da dire che, quando i Verdi hanno preso le “inspiegabili distanze”, forse un motivo ce l’avevano anche, visto che originariamente la direttiva l’avevano sostenuta. Quest’ultimo, come denunciato da molte parti, risiede nelle profonde modifiche effettuate al testo durante l’iter di approvazione, durato appunto circa un anno. Tali modifiche avrebbero peggiorato significativamente la bozza originaria, (ri) portandola su posizioni molto più favorevoli agli imprenditori della ricerca medica, che, infatti, hanno chiaramente espresso una certa soddisfazione dopo l’approvazione del testo.

La speranza del cambiamento, risiede nella raccolta firme, almeno un milione in Europa, allo scopo di chiedere, tramite “sommossa” popolare, un’ulteriore revisione della Direttiva approvata l’8 Settembre scorso. Intanto, in Italia, è in preparazione la manifestazione contro la Direttiva; previsti anche bus auto-organizzati, che, con tutta probabilità convergeranno a Roma, il 25 Settembre.

A.S.