Crisi pastorizia sarda, Renato Soru: “E’ l’ora del ‘cartello’ degli allevatori” – Video

Renato Soru

A tenere banco in Sardegna è sempre la vertenza riguardante la pastorizia. Nell’Isola proseguono, infatti, gli incontri in Regione tra le Istituzioni e le associazioni di settore. Ieri, in occasione della Seduta straordinaria del Consiglio regionale, è intervenuto sulla questione il consigliere, nonché ex Presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, che si è, appunto, soffermato sulla crisi che sta mettendo in ginocchio il settore e sulla necessità della riforma agro-pastorale. L’intero discorso di Soru è stato pubblicato sul sito dell’Associazione Sardegna Democratica.

Secondo Soru, la crisi del settore ovi-caprino in Sardegna è un tema che interessa l’intera economia regionale. “Ciò che dobbiamo fare – spiega il fondatore di Tiscali – è portare il comparto nella modernità, in maniera che sia capace di garantire un lavoro meno faticoso e più remunerativo a vaste parti della nostra società”. L’imprenditore sardo ci tiene, inoltre, a chiarire che “non ci sarà un futuro della Sardegna senza agricoltura e – ovviamente – senza questo comparto che rappresenta la metà dell’agricoltura della Sardegna.

Soru prosegue evidenziando il fatto che “ mentre i singoli elementi sono cambiati – tecnologie gestionali, contabili, chimiche e produttive quali le mungitrici, la refrigerazione e i processi legati alla tutela della qualità e della carica batterica – purtroppo non è cambiata l’organizzazione, la struttura, il sistema, i metodi, che sono rimasti quelli di cent’anni fa”. L’ex governatore si riferisce al fatto che ci sono pochi caseifici che costituiscono un cartello e 17 mila aziende divise.

Il politico sardo prende poi come esempio il settore relativo alla benzina e lo raffronta a quello ovi-caprino: “Non è dal prezzo della benzina (del formaggio) che si parte per stabilire il prezzo del petrolio (ovvero il prezzo del latte)” osserva. “Ma è esattamente il contrario. Non c’è il cartello dei raffinatori di benzina, c’è il cartello dei produttori di petrolio”. Ciò che intende dire Renato Soru è che non dovrebbero essere gli industriali a stabilire il prezzo del latte ma, al contrario, i produttori dello stesso, ossia gli allevatori (i produttori di petrolio).

La retta via indicata da Soru è quella dell’unità e della cooperazione tra gli stessi pastori, in una Sardegna che definisce “divisa”: “Le 17.000 imprese – spiega – devono essere una sola cosa quando si tratta di discutere il prezzo del latte. Bisogna continuare a puntare sulle OP (Organizzazioni di prodotto), migliorarle e non sabotarle”. Per Soru è, dunque, necessario che ogni litro di latte che viene venduto in Sardegna passi dalle OP, affinché quelle dei produttori di latte (gli allevatori) abbiano lo stesso peso di quelle dei produttori di formaggio, per dare così vita, finalmente, ad un cartello degli allevatori e ad una negoziazione equilibrata del prezzo, onde evitare che si prendano per la gola le singole aziende attraverso un gioco al ribasso, cioè l’attuale prassi.

Soru sposta poi l’attenzione sulla vicenda che ha interessato i più importanti industriali caseari della Sardegna, ossia i Pinna: “Ci sono degli industriali – dice – che hanno la responsabilità della gestione del Consorzio di tutela del pecorino romano. Poi prendono l’aereo e in Romania fanno esattamente il contrario di quello che dovrebbero fare”, cioè “concorrenza sleale dalla Romania ai prodotti che dovrebbero tutelare in Sardegna. Non è dal Consorzio di latte che dobbiamo partire, ma da quelle 17.000 aziende di allevamento”.

Infine, l’appello alla Regione perché si adoperi immediatamente in riferimento agli incentivi: “Oggi questo mondo ha bisogno di aiuto. Subito. Senza troppe discussioni. L’aiuto, sia chiaro, – conclude – alle aziende agricole, a chi produce il latte, non all’industria”.

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Mauro Sedda