Anna Wintour veste Prada

Caschetto biondo e occhiali scuri bastano a terrorizzare qualsiasi stagista, stilista o apprendista che si trovi nei paraggi, il ticchettio dei tacchi a spillo scandisce i secondi che mancano alla sua apparizione e la sua flebile voce riesce a tuonare per tutta la redazione.

Si tratta di Anna Wintour, la leggendaria direttrice di Vogue America, la regina di ghiaccio, il re sole, la “papessa” e così via elencando gli innumerevoli titoli che le sono stati attribuiti nel corso della sua veneranda carriera.

È lei che ha ispirato il celebre libro e poi omonimo film “Il diavolo veste Prada” ed è ancora lei a dare lustro alle sfilate stando comodamente seduta in prima fila.

Ma aldilà delle leggende cucite intorno al suo personaggio, Anna Wintour è una donna in carne (poca) e ossa ed è proprio l’aspetto umano che il regista R.J.Cutler ha voluto cogliere nel suo documentario “September issue”, dal 15 settembre in Italia.

Cutler e le sue telecamere sono stati ammessi nella redazione di Vogue proprio negli otto mesi di febbrile delirio che precedono l’uscita del September Issue del 2007, il numero più importante dell’anno in cui si concentrano più di 800 pagine.

Nel documentario poche parole dette dall’algida direttrice, tanti “no” solo accennati col capo e  il sottile conflitto con l’altra grande donna di Vogue, Grace Coddington, art director.

Grace è l’altra faccia della moda, quella più colorata, estrosa, passionale. Lei crea i servizi fotografici e quando si innamora degli scatti riesce a disobbedire ad Anna pur di non cestinarli.

Nei lussuosi corridoi della redazione aleggiano il timore e la tensione, mai un apprezzamento, mai un consiglio solo impietosi giudizi.

Ma R.J.Cutler ha varcato la soglia di casa Wintour dove batte il suo unico punto debole, i figli.

Qui la sua autorità scende dai tacchi a spillo e la figlia Bee guarda con sufficienza la moda quasi fosse una cosa da stupidi.

Forse il diavolo veste Prada, beve caffè di Sturbuk e si muove in limousine poi però torna a casa e abbassa le serrande, in pochi hanno visto dietro quegli occhiali scuri.

Valentina Bauccio