Inchiesta G8: parla il presidente del Consiglio di Stato De Lise

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:25

Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, consultore di “Propaganda Fide” per la gestione del patrimonio immobiliare,  continua ad affermare che l’operazione finanziaria sospetta dell’estate 2009 segnalata dalla Banca d’Italia,un assegno circolare non trasferibile di 250 mila euro versato sul suo conto, sospetta non è. Anzi. Quei soldi non sono indizio di corruzione, ma “parte del corrispettivo di una regolare compravendita immobiliare”.  De Lise ha spiegato che quei soldi sono parte del prezzo di quest’immobile all’Argentario, del valore complessivo di circa un milione di euro, venduto a Maria Chiara Scoca, figlia del noto avvocato Franco Gaetano Scoca. A interrogarlo per circa quattro ore sono stati i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi. L’avvocato Francesco Gatti, che ha accompagnato il magistrato senza comunque assistere alla deposizione, ha confermato che De Lise ha consegnato ai pm di Perugia dei documenti poi acquisti agli atti dell’inchiesta. “Spero e penso di aver chiarito tutto. D’altronde sono stato io a presentarmi spontaneamente e a chiedere di essere sentito come persona informata dei fatti”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato.

De lise non vede dunque “alcun mistero” in questa vicenda, né ritiene che ragioni di opportunità avrebbero dovuto consigliargli di non vendere quella casa a un avvocato dei cui ricorsi od opposizioni è stato chiamato ed è chiamato a decidere. “Adesso non esageriamo – dice – Non vedo il problema. Vogliamo sostenere che un magistrato o un avvocato devono subire una diminutio dei loro diritti solo per il mestiere che fanno? Io ho venduto ad un avvocato e ho comprato da un ingegnere. E allora? E poi, guardi, nella giustizia amministrativa c’è grande familiarità tra giudici e avvocati. Da sempre. Anche io, quando cominciai come magistrato amministrativo ne rimasi sorpreso, ma con il tempo ho compreso che questa è una risorsa”.

Dopo che il suo nome era comparso sui giornali De Lise, rivendicando la regolarita’ dell’operazione e negando qualsiasi legame con il periodo in cui era presidente del Tar del Lazio, aveva annunciato l’intenzione di recarsi dai Pm di Perugia per spiegare la vicenda. Sottolineando anche di essere pronto a fornire tutti i documenti ad essa legati.

Il nome di De Lise e’ uno degli ultimi comparsi nell’inchiesta perugina. L’attenzione degli investigatori si e’ in particolare concentrata, per quanto lo riguarda, su un assegno circolare da 250 mila euro versati sul suo conto il 16 luglio del 2009.

Stefano Bernardi

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