Omicidio Vassallo: parla uno dei fratelli

Angelo Vassallo

L’omicidio di Angelo Vassallo è ancora impresso nella memoria di quanto stimavano il sindaco “anticamorra”. Uno dei fratelli del primo cittadino di Pollica (Salerno), ucciso lo scorso 5 settembre, ha parlato di quanto la sua figura fosse importante e simbolica in un territorio in cui la camorra aveva ed ha il monopolio. “Angelo ha sempre lottato per la sua terra, e adesso che non c’è più si vedono i primi frutti delle sue battaglie. Sono grato per la presenza ai suoi funerali del Capo dello Stato”, ha affermato Marcello Vassallo, a poco più di una settimana dall’omicidio.

Era la sera del 5 settembre quando, a bordo della sua Station Wagon grigia, Vassallo veniva raggiunto da ben 9 colpi di pistola, inferti dai sicari che l’ormai ex sindaco di Pollica non temeva affatto. Simbolo della legalità in una regione che conta, al suo interno, alcuni dei territori italiani con maggiore influenza camorristica, Vassallo aveva bussato molte volte “ai palazzi del potere, dove si stabiliscono le candidature per le elezioni che contano”, spiega il fratello, “senza essere ascoltato“. Già certo che qualche mandante stesse progettando la sua morte a tavolino, aveva chiesto ascolto, anche se “i raccomandati di turno erano sempre lì, a presidiare il loro seggio”.

Parole dure da parte di Marcello Vassallo, che non ha gradito, o non ha posto particolare attenzione, alla presenza di molti esponenti della politica ai funerali. “Ho apprezzato soprattutto la presenza del popolo, certi politici accorsi alle esequie erano pure comparse, presenti solo per circostanza”, ha dichiarato, “anche se apprezzo moltissimo quanto detto dal Capo di Stato”. Giorgio Napolitano aveva definito, infatti, Angelo Vassallo “un uomo che ha fatto onore al Mezzogiorno”, e questo sembra essere un pensiero condiviso da molti.

Per ora i sicari responsabili dell’omicidio risultano ignoti, e Marcello spera vivamente che le indagini portino a risultati concreti: “Se questo delitto restasse senza colpevoli sarebbe una vera beffa, per noi e per Angelo”.

Carmine Della Pia