Pd, in arrivo il documento della nuova “minoranza”

La storia si ripete: proprio quando il presidente del Consiglio sembra avviarsi – suo malgrado – al capolinea, il maggior partito dell‘opposizione fatica a trovare la quadra, spianando di fatto la strada a un subitaneo recupero. Accade anche adesso che il Cavaliere è pressato da mille pensieri (non ultimo quello di racimolare i numeri alla Camera per ottenere la fiducia sui 5 punti programmatici): il Pd si perde in polemiche inutili, inciampando in veleni mai risolti.

Da una parte il segretario Pier Luigi Bersani, smanioso di “riabilitare” l’Ulivo, dall’altra Walter Veltroni, spalleggiato da Giuseppe Fioroni. I due (ma non solo loro) starebbero mettendo a punto un documento per esporre la loro idea sul futuro assetto del Pd. Un testo teso a incoraggiare un ritorno allo spirito del Lingotto e quindi alla vocazione maggioritaria del partito che non può appiattirsi – a loro avviso – su posizioni paludate.

L’ex segretario lo avrebbe ribadito fino a ieri notte, durante la riunione dei big al Nazareno: “Senza un Pd forte, innovatore e riformista – ha scandito l’ex sindaco di Roma – la ricerca delle alleanze è un’impresa disperata che ci condanna alla subalternità”. A dare man forte al progetto di Veltroni e Fioroni ci sarebbero anche alcuni esponenti di “Area democratica“, in pratica i franceschiniani delusi, che starebbero accarezzando l’idea di animare una nuova ala minoritaria guidata da Veltroni.

Il documento, al quale stanno alacremente lavorando Giorgio Tonini e Mauro Ceruti, dovrebbe ottenere la “benedizione” di circa 70 parlamentari per poi essere presentato alla dirigenza del partito. La speranza di Veltroni e Fioroni è che il testo riesca a innestare qualche dubbio sul “timoniere”, incoraggiandolo a valutare la possibilità di avviare una nuova linea politica.

Per il momento, però, il risultato auspicato dalla nuova “minoranza” democratica appare difficile da raggiungere, tanto che lo stesso Pier Luigi Bersani ha ieri invitato i compagni ad accantonare i “distinguo” per unire le forze. “In questo momento – ha spiegato il segretario – è indispensabile non fare regali a Berlusconi“.

Un concetto ribadito da Massimo D’Alema: “La maggioranza del Paese – ha detto ieri l’ex ministro degli Esteri – non vuole più Berlusconi, anche se da posizioni diverse, e noi abbiamo l’obbligo di non perdere l’occasione“.

Più severo il commento di Dario Franceschini: “Mi sembra uno spettacolo surreale – ha tagliato corto l’ex segretario al vertice di coordinamento – Mentre la destra si frantuma e la democrazia corre seri pericoli, nel Pd ricominciano i litigi e i documenti per dividersi”.

Ma ad impensierire Bersani non è solo il testo che i veltroniani starebbero vergando con entusiasmo, ma anche il sospetto che la sua candidatura per le prossime elezioni come leader del centrosinistra non entusiasmi una nutrita fetta del partito. A rubargli la scena ci starebbe pensando non solo l’outsider Nichi Vendola, ma anche l’insider Sergio Chiamparino, indicato da molti come l’uomo che potrebbe riscattare l’immagine e la dignità di un partito sempre più affaticato.

Maria Saporito