Tokio Hotel: tra arte e cultura

Loro, i 4 ventenni tedeschi più celebri al mondo, hanno fatto impazzire ed emozionare un intero globo con il loro ultimo disco, Humanoid (accompagnato dal fantascientifico “Welcome to Humanoid City”, tour che ha avuto luogo in ben 32 città europee e che si appresta adesso a ricevere i consensi anche oltreoceano, lì dove nessun loro connazionale ha mai osato) e lanciato successi coronati di recente con un’esibizione sensazionale in occasione dell’MTV World Stage live in Malesia, tenutosi lo scorso 31 luglio nella capitale Kuala Lumpur.

La band tedesca leader dei sold out, dei dischi d’oro e dei premi che dal 2005 non sono mai mancati.
Ma si sa, i pregiudizi sono duri a morire. In tutto il mondo, e non meno nella loro madre patria che li ha visti sfondare, che li ha nutriti con quella spinta di successo nazionale permettendo loro di diventare chi sono adesso, non mancano le critiche amare di coloro che si sono fermati alla definizione di boyband messa su solo per compiacere le teen-agers in piena crisi ormonale, che non riescono ad andare oltre limitandosi a giudicare superficialmente e in maniera sbagliata il loro aspetto, ignorando i progressi, la crescita e i sacrifici che hanno portato i quattro giovani a diventare star internazionali di tutto rispetto.

Un rovescio della medaglia crudele, in apparenza. Ma non così crudele, se si pensa che altrove, sempre nella loro madre patria, c’è ancora chi riesce e guardare, invece che vedere; chi ad ascoltare, invece di sentire solamente.

Ed ecco la band per ragazzine divenuta fonte di approfondimento culturale, e d’ispirazione artistica.
Lo scorso anno, in occasione dei 60 anni della Repubblica Federale tedesca, il periodico Stern.de ha realizzato una sorta di viaggio multimediale nel tempo, inserendo i Tokio Hotel tra gli avvenimenti nazionali storici, artistici e culturali più importanti.
Davvero importanti, anche nella cultura dei più piccoli.

Nella Kinder-Uni di Tübing (La Kinder-Uni,lett. “università per i bambini” è un’interessante iniziativa portata avanti da diverse università tedesche. Periodicamente lasciano accedere all’università alcuni bambini di età generalmente compresa tra gli 8 e i 14 anni, e un professore universitario sceglie un argomento e lo spiega in modo semplice, spesso accompagnandolo con un dibattito o con altre iniziative che rendano i bambini partecipi della “lezione”) tra temi d’attualita, d’economia e di storia non è certo mancata una lezione che avesse come dibattito la popolarità della band tedesca, presenziata da Udo Dahmen, direttore artistico e professore presso la Popakademie Baden-Württemberg a Mannheim e celebre batterista che di musica certamente non ne capisce poco essendosi esibito con artisti del calibro di Sting.
Ma è quando l’arte si combina con l’arte, che i risultati divengono strepitosi.

Loro, gli artisti da sogno per eccellenza, protagonisti di altrettante opere su tela.

Come quelle di Georg Weise, noto pittore/scultore berlinese, che nella galleria Sophie Edition ci da la possibilità di ammirare, dal 2006, due giovanissimi Bill e Tom Kaulitz (rispettivamente cantante e chitarrista della band) tra i dipinti sul tema “Urban Boys”.

Andando avanti negli anni tuttavia, i “successori” di Weise, hanno preferito ispirarsi all’uno o all’altro gemello: al Kunsthaus di Meerane (Germania), proprio accanto ad un imponente ritratto di Papa Giovanni Paolo II, troverete un dipinto di Tom Kaulitz realizzato da Axel Wunsch da Chemnitz.

La berlinese Ulla Enghusen invece, in un tripudio di forme, linee e colori shocking, ha utilizzato il frontman Bill come protagonista di una della sue tele, che è possibile vedere sul suo sito web: http://www.ullaenghusen.de/seiteportraits.htm
“Won’t you be my ispiration?” canterebbe Dolores O’Riordan.

L’arte chiama, e i Tokio Hotel rispondono: per chi, come noi, sa dove guardare.

di Annalisa Esposito