Comune di Milano: no all’Hitler di Cattelan

L'opera censurata

La mostra di Maurizio Cattelan fa già discutere, prima ancora della sua inaugurazione. Dal 24 settembre al 25 ottobre, presso la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, l’artista esporrà tre opere: La nona ora, che raffigura il Papa colpito da un meteorite, La donna crocifissa e Il tamburino.

Come ogni mossa precedente di Cattelan, era quasi scontato aspettarsi le critiche di qualcuno, la difesa di Vittorio Sgarbi, ex assessore alla cultura cacciato dalla giunta Moratti, e la furia di quest’ultima: il primo cittadino di Milano ha discusso animatamente anche con il successore di Sgarbi, Massimiliano Finazzer Flory, nuovo assessore. Settimo, per la precisione e per puntualizzare l’instabilità della giunta.

L’ultimo passaggio ha destato un po’ di sorpresa, giacché il copione Sgarbi – Moratti ha subito una lieve modifica, aggiungendo un altro personaggio che si schiera a favore dell’arte libera. Ed è proprio questo che fa sospettare, forse, la nomina di un ottavo assessore in pochi anni. Partendo dal principio, specifichiamo la mossa che ha scatenato il putiferio.

Maurizio Cattelan, già noto per le sue provocazioni artistiche, aveva scelto la foto di una sua vecchia opera, Him, risalente al 2001, per pubblicizzare la prossima mostra che la città di Milano ospiterà. Nulla di strano se Him non fosse stato il ritratto di Adolf Hitler genuflesso. Lo sdegno della comunità ebraica non ha tardato, cui si è accodato quello di Vittorio Sgarbi, ma per altri motivi, e la sorpresa di Finazzer Flory, che aveva dato il via libera a Cattelan.

Salvo fare dietrofront, su ‘consiglio’ del suo assessore, dichiarando: “Noto che ancora una volta l’arte subisce il peso storico-politico. Sono a favore dell’arte contemporanea, ma non posso non accogliere le critiche e la vergogna della comunità ebraica, quindi devo intervenire”. Detto fatto: i cartelloni previsti per l’affissione saranno rimpiazzati da manifesti neri sui quali si leggerà nome, data e luogo della mostra.

Pronto l’intervento di Vittorio Sgarbi: “Ho dovuto pagare per il mio sostegno a Cattelan, non capisco perché Flory debba godere di zone franche”. Da segnalare, infine, la difesa del fotografo Oliviero Toscani, il quale invita Maurizio Cattelan alla Biennale di Venezia affermando: “Fossi in Cattelan non farei più la mostra a Milano. O un’artista è libero o è un impiegato”.

Carmine Della Pia