La Lega vieta il burqa a Bergamo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:57

Dopo la Francia, anche Bergamo mette al bando i burqa. A confermarlo è l’assessore leghista alla Sicurezza Cristian Invernizzi che si prepara a inserire la norma nel nuovo regolamento di polizia locale. Prima ancora che la legge arrivi in Parlamento, il segretario provinciale della Lega è intenzionato a metterla in pratica in città.

Il divieto era già stato proposto nei mesi scorsi dal Consiglio della prima circoscrizione. La misura avrebbe per ora solo un carattere preventivo visto che di problemi legati all’uso del burqa in città finora non se ne sono mai presentati.

“Entro dicembre presenteremo il nuovo regolamento – spiega l’assessore – e quasi certamente questo divieto sarà compreso. Non vedo perché non dovremmo prenderlo in considerazione. Devo dire che a Bergamo il problema ancora non è evidente, però noi stiamo studiando le nuove regole proiettandoci nel futuro. Siamo pronti per i prossimi anni. Sono d’accordo – aggiunge il leghista – sul provvedimento adottato in Francia, che è una nazione in cui l’immigrazione è quantitativamente pesante”.
In Italia la politica discute, intanto, sull’opportunità o meno di una vera e propria legge sul tema. Mercoledì sera è intervenuto anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, il quale ha definito “non soltanto giusto, ma opportuno e doveroso il divieto di indossare il burqa deciso dal Parlamento francese”. Il Carroccio ha già annunciato che entro venerdì verrà presentato un disegno di legge. “Sarebbe infatti giusto approvare, anche nel nostro Paese, un provvedimento uguale – sostiene il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Marco Reguzzoni – in tal modo risulterebbe molto più difficile per la Commissione europea contestarne la validità e i principi. Così operando faremmo giungere un segnale molto importante a tutti gli altri Paesi europei, con l’auspicio che un provvedimento simile diventi legge in tutto il vecchio continente. Costringere una ragazza – prosegue Reguzzoni – a celare il proprio volto è una pratica che non fa parte della cultura e dei valori dell’Unione europea. Viste le dichiarazioni del presidente Fini – conclude il capogruppo leghista – auspico che l’iter del provvedimento possa essere molto breve”.

Raffaele Emiliano