L’Unità: chiudono le sedi di Firenze e Bologna. Solidarietà dal mondo politico

A Bologna e Firenze, proprio nelle città in cui, dati alla mano, sarebbe più diffuso il quotidiano fondato nel 1924 da Gramsci, sono costrette a chiudere le due sedi dello storico giornale.

Perdono il posto di lavoro 11 giornalisti che lavorano attualmente in pianta stabile presso le due sedi in questione, e numerosissimi collaboratori esterni, che continueranno a farlo fino alla chiusura prevista, come annunciato da parte degli organi direttivi del quotidiano, il prossimo 15 ottobre.

Stanno arrivando abbondanti le manifestazioni di solidarietà dal mondo politico e da esponenti della cultura e delle forze sociali italiane, oltre che, naturalmente, da numerosi membri della categoria, fra i quali il quotidiano ha sempre goduto di rispetto e si è storicamente distinto, a prescindere dalla linea politica seguita, per dignità e trasparenza di lavoro quotidiano svolto. E questo, come è da ribadire, è avvenuto anche in tempi duri. Fino alle estreme conseguenze cui assistiamo oggi. Tempi duri come questi forse infatti non se ne sono visti mai.

Editoria in crisi, mercato e finanza in generale che non gode di buona salute, quotidiano di informazione storicamente di sinistra ma sufficientemente libero per avvertire le scosse del cattivo tempo che percuote il mondo dell’informazione.

Le due edizioni locali dell’Emilia Romagna e della Toscana, proprio quelle che vedono distribuito un più elevato numero di copie, sono costrette oggi a ridurre il loro personale. Del resto, il quotidiano già da tempo ha dovuto drasticamente ridurre le sue dimensioni ed il numero di pagine pubblicate, ed in tutte le sedi pare avere numerosi redattori in regime di cassa integrazione.

Da più parti arrivano dunque ora le richieste nei confronti dell’editore di rivedere i suoi progetti riguardo il ridimensionamento del prossimo 15 ottobre. Vedremo nei prossimi giorni cosa si penserà di fare in concreto, soprattutto da parte del mondo della politica che esprime solidarietà in questo frangente, e che per finanziare industrie di altro tipo, e per giunta in passivo, ha talvolta elaborato estremi piani di emergenza.

Sandra Korshenrich