Napoli: anziana cade dalla barella e muore

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La Procura partenopea sta indagando sulla morte di un’anziana donna, Iolanda Boccuni, di 85 anni, sofferente di Alzheimer, caduta da una barella nell’ospedale Cardarelli lo scorso 29 agosto.

Secondo quanto riferito dagli investigatori, la donna era stata portata in ospedale dalla figlia in seguito a una caduta nella quale si era fratturata un femore, che aveva subito una torsione di 90 gradi. Mentre veniva accompagnata da tre infermieri a fare le radiografie, l’anziana è però caduta ancora una volta, questa volta dalla barella, riportando una grave ferita al capo.

L’85enne è stata quindi ricoverata nel reparto di rianimazione, dove però è morta mercoledì scorso. I familiari hanno presentato una denuncia e il fascicolo è stato assegnato al pm Giovanni Corona, il quale ha immediatamente delegato la polizia giudiziaria a identificare i tre infermieri che erano assieme a Iolanda Boccuni quando è caduta dalla barella e gli altri dipendenti dell’ospedale che eventualmente abbiano avuto un ruolo nella vicenda. E’ stata disposta l’autopsia.

La signora era la madre di Federico Vigoriti, il noto avvocato dello Stato che ora punta il dito contro il personale del Cardarelli: “Sono stati incredibilmente superficiali – accusa l’uomo – sia prima della caduta sia dopo, durante la degenza”. Racconta ancora Vigoriti: “Mia sorella aveva fatto molte raccomandazioni agli infermieri e ai tecnici di radiologia, avvertendoli dell’Alzheimer e offrendosi di assistere nostra madre durante le radiografie. Si è sentita rispondere in malo modo che non poteva entrare. Dopo dieci minuti – continua il figlio dell’anziana deceduta – ha visto un infermiere che usciva con la barella spingendola velocemente. Il cuscino era intriso di sangue. Alla sua richiesta di spiegazioni, quest’uomo si è limitato a rispondere: “Non abbiamo fatto le radiografie perchè c’è stato un problema”.

“Il colpo è stato forte – prosegue Vigoriti –  i chirurghi le hanno dato tre punti di sutura. Non può essere caduta da sola perchè non era in grado di muoversi, qualcuno deve averla urtata. Da quel momento le condizioni di mamma sono continuamente peggiorate”.

Da lì, prosegue l’avvocato dello Stato, è cominciato “un calvario durato 17 giorni”. Dalla radiologia Iolanda Boccuni è stata infatti dapprima portata alla Neurochirurgia, poi alla Terapia intensiva cardiologica, infine al “filtro” della rianimazione.

Mercoledì scorso è deceduta per un infarto: un malore che, a detta dei familiari, i medici potrebbero avere sottovalutato. “Un paio di giorni prima che morisse – accusa ancora il figlio – mia sorella, che era al suo capezzale, si accorse che mamma aveva il respiro affannoso. Chiamò il medico di turno, si sentì rispondere che era una sciocchezza. Noi pensiamo che fosse iniziato l’infarto. L’autopsia scioglierà i dubbi”.

Raffaele Emiliano