Sakineh condannata a morte? Una bugia mediatica, secondo Ahmadinejad

Arriva oggi la smentita da parte del presidente iraniano Mahmoud Ahnadinejad riguardo la pena capitale che pendeva sul capo di Sakineh, madre di famiglia iraniana per la quale i parenti hanno da mesi chiesto solidarietà al mondo, ottenedendola da più parti, anche dai governi europei che su una cosa almeno non sarebbero potuti andare più d’accordo di come è stato, in questo periodo di scontri e di gravi equivoci internazionali.

Ma la dichiarazione a sorpresa di oggi da parte di Ahmadinejad è che ci eravamo sbagliati tutti, equivocando gli accadimenti e la situazione. Milioni di persone che si sono allarmate per nulla, e che per lungo tempo non sono state distolte dal loro errore.

Sakineh Mohammadi Ashtiani “non è mai stata condannata alla lapidazione”, dice il presidente Mahmoud Ahmadinejad. In occasione di una intervista rilasciata per la Abc di New York a Christiane Amanpour, ha dichiarato che tutta questa storia è falsa, una montatura. “Questa notizia non è vera, è una notizia artefatta, creata dai media Usa”. E rimbalzata presso quelli d’oltreoceano, ovviamente. Una immensa bufala sarebbe dunque la condanna a lapidazione a causa dei sospetti ci concorso in omicidio ai danni del suo defunto marito.

Anzi, sono proprio iI leader occidentali che in questo periodo hanno preso le parti di Sakineh, difendendola in nome dei diritti umani, ad essere “assassini”, secondo le parole del presidente Ahmadinejad.

Ma il presidente iraniano è oggi a favore o contrario alla pena di morte? Domanda semplice e generica che forse salta in mente a tutti. Ed ecco come risponde in queste circostanze di fronte alle domande della giornalista della Abc: “La lapidazione è un sistema antico che va cambiato”. In ogni caso, il fatto specifico che riguarda Sakineh, “è una vicenda all’esame di un tribunale”, il quale a tutt’oggi “non ha mai emesso una sentenza di lapidazione”. E questo, in realtà, lo sapevamo. Non è acclarato per ora nemmeno il concorso nell’omicidio del marito della donna, che al momento si trova in carcere. Semplicemente, quando saranno trovate prove sufficienti, se non riguardo l’omicidio, almeno riguardo il tradimento che pare sia avvenuto nei confronti del marito, la prassi prevede appunto la lapidazione, che fino all’inizio dell’anno in corso ha continuato ad essere prassi regolare nei paesi di religione islamica. Prima, cioè, di tutto il polverone mediatico con cui i governi nostrani si sono fatti pubblicità in difesa di un caso specifico, che è oggi quello di Sakineh. Solo poco tempo fa, anche su queste stesse pagine avevamo dato la poco fausta notizia della lapidazione di due giovani in Afghanistan.

Ha poi continuato, il presidente iraniano: “Dal momento che, in primo luogo, la signora Mohammadi non è mai stata condannata alla lapidazione, questa notizia è stata fabbricata. La propaganda che c’è dietro è molto forte, e poi quegli stessi assassini diventano sostenitori dei diritti umani”. E su questo, a parte la definizione alquanto eccessiva e coraggiosamente sfrontata di “assassini”, non si vede come dargli torto. “Mi dica lei – ha poi chiesto a chi lo intervistava – come mai il caso di una signora che si chiama Sakineh Mohammadi Ashtiani, diventa un caso così importante per i politici americani?”. E queste stesse domande ci siamo posti anche noi, non solo riguardo i politici americani, ovviamente, in queste stesse pagine, in questo articolo di qualche tempo fa.

S. K.