Berlusconi: avanti fino al 2013. Casini: Non ha i numeri

Collegamenti telefonici: è quanto ha concesso ieri il premier in una domenica di settembre segnata da presunte trattative da chiudere e da latenti implosioni da governare. Silvio Berlusconi è stanco, ma in diretta telefonica con la festa di “Noi Sud” ad Avellino ostenta sicurezza e ottimismo: “In Parlamento la situazione è sotto controllo – ha esordito – Non si andrà alle elezioni anticipate perché gli italiani hanno dato un giudizio positivo di quello che abbiamo fatto e stiamo facendo, e ci spingono a continuare fino al 2013 – ha sottolineato – per portare avanti le nostre riforme”.

Altra festa, altra telefonata. In diretta con la kermesse del Pdl in Veneto, a Cortina d’Ampezzo, il Cavaliere rimarca i meriti del suo esecutivo e la promessa di andare avanti fino a fine legislatura. “Dobbiamo portare avanti il Paese – ha detto – per superare gli ultimi strascichi della crisi economica. E dobbiamo farlo con la tranquillità che ci deriva – ha aggiunto – dai risultati che abbiamo già raggiunto”.

Quindi snocciola i successi centrati dalla sua squadra di governo: ” In Consiglio dei ministri – ha spiegato – ci siamo comportati come un padre di famiglia. Stiamo portando il Paese fuori dalla crisi economica, tutelando i più deboli e sostenendo la ripresa”.

Le sue previsioni sull’immediato futuro sono nitide, tanto che il presidente del Consiglio non stenta a consegnarle alla platea di militanti e politici radunati a Cortina: “Tra pochi giorni – ha ricordato – saremo in Parlamento per presentare i cinque ormai famosi punti: un grande patto di legislatura che tutti i parlamentari della maggioranza saranno chiamati a sottoscrivere e lo devono fare tutti, anche le parti responsabili dell’opposizione“.

“Rivolgeremo l’invito anche a loro – ha ribadito il presidente del Consiglio –  affinché possano valutare il nostro programma di riforme e mettano da parte i loro pregiudizi. Chi, ovunque sia collocato, vorrà continuare a lavorare con i giochi di Palazzo e le vecchie tecniche della Prima Repubblica – ha continuato – sognando magari di riuscire ad avere un governo diverso e privo di legittimità democratica, credo che sarà destinato a fallire e a farsi del male da solo perché poi gli italiani – ha concluso il premier – capiscono tutto quanto”.

A spegnere l’entusiasmo del premier ci pensano però Roberto Calderoli e Pier Ferdinando Casini. Il primo continua a non archiviare del tutto la possibilità di tornare alle urne: “C’è il 50% di probabilità di andare avanti e il 50% di andare al voto – ha azzardato il ministro leghista – Certo è che non devono andare avanti cose stiracchiate per garantire lo stipendio o la pensione a qualcuno”.

Più spigoloso il leader dell’Udc, insolentito dalla presunta compravendita in atto che gli starebbe “sfilando” i deputati siciliani vicini al senatore Cuffaro. “So come va a finire il film – ha vaticinato Casini ai microfoni di SkyTg24 – 316 voti non li ha. Fallirà l’obiettivo che si è posto. Poi, continuerà a governare, perché Fli gli ha garantito il sostegno”.

“Questa campagna acquisti – ha continuato il centrista – servirà solo a legittimare qualsiasi altro serio tentativo, il giorno in cui il governo dovesse non farcela più, nessuno potrà parlare di ribaltone”. Il leader dell’Udc è trachant: “Prima mi chiama e presume un rapporto corretto con l’Udc – ha detto – Dopodiché scadiamo alla compravendita di deputati. Quando ci si vuole stabilire in un rapporto corretto con l’interlocutore – ha notato caustico Casini – bisogna essere corretti fino in fondo”.

L’ultima “stoccata” il leader dell’Udc la riserva però ai deputati siciliani, pronti a cedere alle sirene di Berlusconi: “E’ umiliante – ha scandito – che gente eletta all’opposizione si presenti col cappello in mano da Berlusconi. Ma non inventino scuse politiche, noi non andiamo a sinistra, perché – ha concluso – siamo al centro”.

Maria Saporito