Greenaway: “Il cinema è morto, il futuro è interattivo”

Peter Greenaway

“Non piango una sola lacrima sulla morte del cinema”; parola di Peter Greenaway. Non la manda certo a dire il regista e pittore inglese, vincitore del “Prix Italia” 1991 di Torino con A Tv Dante e ospite della stessa manifestazione in questi giorni per una performance artistica. Ma allora non c’è futuro per il cinema secondo Greenaway? Certo,”saranno gli schermi della multimedialità e dell’interattività. Questo è il futuro. I miei nipoti mi chiederanno, quando gli racconterò del cinema: Il cinema? Che cos’è sta roba?”.

A soli 115 anni dalla nascita del cinema, quindi, dovremmo recitarle la messa in Requiem; almeno stando alle parole del cineasta inglese. La colpa, prevedibilmente, Greenaway la addossa alla televisione. Tv che però, adesso, si sta beccano un bel pò di sberle dall’avvento del web 2.0: “Sempre meno persone vanno al cinema. In Olanda, dove vivo, la media è di una volta ogni due anni – ricorda il regista -. Ma non guardano nemmeno più la tv. I giovani neanche la accendono. Eppure questa è l’era degli schermi: usati però per interagire. Se si accende uno schermo, non è per guardare un programma. La generazione del lap top è convinta che non esista pittura prima di Pollock né cinema prima di Tarantino“.

E a qualcuno che si chiede come la stessa televisione sia riuscita a decadere come mezzo di comunicazione, diventando tramite di puro intrattenimento (specialmente in Italia) Greenaway non sa dare una spiegazione: “Già, come diavolo è potuto accadere? Anche in Inghilterra. Per due generazioni abbiamo avuto un cinema splendido: e poi, via, tutto cancellato. Come diavolo abbiamo fatto?”. Mistero della fede, inspiegabile sebbene avvenuto sotto gli occhi di tutti.

Greenaway intanto approfitta dell’occasione offertagli dal “Prix Italia” per combinare le sue due arti preferite – il cinema e la pittura – con un allestimento illusionistico intitolato “Guardare e vedere nel tempo dell’immagine digitale”, curato da Felice Cappa, in collaborazione con il Museo del cinema. Al suo interno il cineasta farà rivivere alcuni grandi capolavori dell’arte figurativa, La ronda di notte di Rembrandt, L’Ultima Cena di Leonardo, Le nozze di Cana di Paolo Veronese. “Spesso mi dicono che dò più importanza alla forma che al contenuto – ha dichiarato Greenaway-. Forse è vero, sarà perché dò ragione a McLuhan: il mezzo é il messaggio.”

R. D. B.