Obesità infantile: tra le cause anche un virus

I bambini obesi o in sovrappeso sono in costante aumento: negli Usa sono circa 10 milioni, in Italia invece si stima che uno su quattro abbia un peso superiore alla norma. Uno studio americano pubblicato sulla rivista Pediatrics riporta in auge l’ipotesi infettiva per i chili di troppo, confermano il legame tra il virus AD36 e l’obesità.

Sotto accusa è il ceppo 36 dell’adenovirus (AD36), un virus patogeno molto comune che si declina in 50 ceppi diversi, responsabili di infezioni delle vie respiratorie (tra cui il raffreddore), intestinali e altro.

I ricercatori hanno analizzato 124 ragazzi, sia obesi sia normopeso, di età compresa tra gli 8 e i 18 anni, per indagare quanti tra questi avessero nel sangue le tracce di un’infezione pregressa da questo virus. “I ragazzi con i segni di una pregressa infezione da AD36 – dice il dottor Jeffrey B. Schwimmer, professore associato di pediatria presso l’Università della California- pesavano mediamente 22 chili più rispetto ai loro coetanei che non avevano nel sangue tracce del virus. Considerando invece solo il gruppo dei ragazzi obesi, quelli portatori degli anticorpi anti AD36 pesavano in media 15 chili più degli altri “oversize”. L’obesità è un problema a tutte le età, ma quando arriva da giovani può ipotecare pesantemente la salute del cuore e del fegato negli anni a venire, oltre che spianare la strada al diabete“.

Rimane ancora da comprendere però quale sia il ruolo giocato dal virus, come riesca cioè a indurre l’obesità. Studi effettuati in laboratorio su colture cellulari, hanno evidenziato che l’AD36 ha una predilezione particolare per gli adipociti (le cellule del grasso) immaturi. Una volta attaccate dal virus queste cellule mostrano un’accelerazione del loro percorso di maturazione e aumentano rapidamente di numero.

Sulla base di tali constatazioni, gli esperti dell’Università della California ritengono che l’obesità possa essere un problema indipendente da storia familiare o abitudini personali. Riassume così il dottor Scwimmer: “Molte persone credono che l’obesità sia una colpa propria o colpa di uno dei genitori o familiari. Questo studio aiuta a ricordare che il peso corporeo è più complicato di quanto di pensi. Ed è tempo che ci si allontani dal biasimare in favore dello sviluppo di un livello di comprensione che potrà meglio sostenere gli sforzi a livello sia di prevenzione che trattamento“.

Adriana Ruggeri