Ritorna sulla scena il Palazzo Barberini del post-restauro

 

Ha riaperto al grande pubblico, con nove stanze restaurate del primo piano e 5 al piano nobile, la Galleria Nazionale  di arte antica di Palazzo Barberini che, per l’occasione, ha offerto al mondo la possibilità di una visita notturna e gratuita il 19 settembre dalle ore 19 alle 24 assieme alla Galleria Corsini, alla Villa della Farnesina, all’Orto Botanico, andando quindi ad attraversare Roma dal Lungotevere fino al Gianicolo con un apposito sistema di collegamento mediante navette.

La celebrazione che è stata festeggiata nel corso della serata di domenica è stata doppia dal momento che da una parte si celebrava  l’inizio  della “Grande Barberini , grande museo europeo, che finalmente è tornata ad occupare tutti gli spazi che le erano destinati già a partire dal 1949: sono infatti state aperte cinque sale al piano nobile, oltre alle dieci già aperte nel 2006, che contengono le opere dal XVI al XVII secolo occupando uno spazio di qualcosa come 900 metri quadri. Oltre a queste, sono state poi inaugurate  nove sale al piano terra, completamente nuove, che spaziano dai primitivi fino al XII e XV secolo snodandosi in uno spazio di circa 1200 metri quadri. Ad essere esposti sono ben 300 dipinti, molti dei quali appena usciti dal restauro, una cifra notevole rispetto ai precedenti 115 circa: si tratta infatti di opere esposte in quella che era la prima, più raccolta, Galleria Barberini e che vengono direttamente dai depositi o da “prestiti” a ministeri, enti italiani come il Quirinale o ambasciate e che quindi sono inedite e mai viste prima. Negli anni Ottanta infatti le opere di quelli che sono definiti “depositi esterni” e  che erano state inventariate erano circa 600 mentre oggi sono arrivate alla cifra di sole 200.

Il secondo evento che viene celebrato è invece la rinnovata e “ritrovata” architettura dell’intero palazzo che si è liberato di muri e vari tramezzi che erano stati creati ad hoc come quelli del “Circolo delle Forze Armate” che vi aveva aggiunto anche cucine al seguito ed attività fervente con matrimoni, feste e battesimi vari. A ripulire le pareti e tutta la struttura ci hanno pensato 150 restauratori che hanno adoperato le tecniche antiche e i materiali usati dagli stuccatori e marmorari romani: a dimostrazione di questo fatto ci sono i 1800 metri quadri di “stucco romano” ottenuto mediante l’uso di calce e polvere di travertino, tecnica che si è mantenuta fino alla seconda metà dell’Ottocento.

Rossella Lalli