Sangue infetto: le vittime chiedono giustizia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:31

Vite che dovevano essere salvate. Vite che sono state condannate ad un terribile destino. Vite che hanno scelto di non arrendersi. Sono oltre sei mila. Le vittime di trasfusione con sangue infetto non ci stanno ad essere dimenticate ed hanno iniziato una protesta permanente in Piazza Montecitorio. Uno scandalo scoppiato nei primi anni ’90, quando si scoprì che il ministero della Salute, all’epoca diretto da Duilio Poggiolini, aveva diffuso negli ospedali pubblici sacche di plasma che non erano state adeguatamente controllate.

Donne e uomini, persone di ogni età, contagiate dai virus dell’epatite e dell’Hiv in seguito a una normale trasfusione. Davanti al Parlamento chiedono al governo di risolvere la spinosa contesa in corso dal 1998 con il dicastero, ottenendo il giusto risarcimento. Già nel 2007 il governo Prodi aveva previsto lo stanziamento di oltre 300 milioni per riconoscere un indennizzo, e chiudere le cause contro il ministero della Salute, agli emofilici, i talassemici, i trapiantati, gli anemici ereditari e gliemotrasfusi occasionali. Il problema però è che per il 60% di loro il diritto al risarcimento è caduto in prescrizione.

Ora ciò che chiedono le associazioni dei malati è l’annullamento delle prescrizione ed anche che l’indennità prevista di 550 euro al mese, riconosciuta alle vittime delle trasfusioni, riceva l’adeguamento Istat relativo al costo della vita. Un aumento che porterebbe la cifra percepita a circa 700 euro al mese, se non fosse che l’ultima Finanziaria ha stoppato tutto.

«Tutti dobbiamo essere pagati egualmente – sostiene Luigi Ambroso, presidente del Comitato 210/92, presente alla manifestazione – senza distinzione di categorie e senza considerare la prescrizione. Il governo ci aveva promesso che avrebbe emendato il comma della Finanziaria che blocca i nostri indennizzi e che avrebbe riammesso le persone escluse per prescrizione dal risarcimento attraverso un decreto legge ad hoc, ma ora hanno ritirato tutto adducendo come pretesto la crisi. Per questo abbiamo deciso di restare qui, davanti a Montecitorio, fino a che non avremo risposte». Risposte che aiutino a capire quanto vale una vita spezzata dalla negligenza altrui. E soprattutto ad assicurarle il sostentamento necessario poter essere condotta dignitosamente.

Katiuscia Provenzani

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