Donna giustiziata domani in Virginia: Ahmadinejad contro l’ipocrisia internazionale

Teresa Lewis, disabile mentale condannata a morte con l’accusa di omicidio, sarà giustiziata domani in Virginia. La Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, nella giornata di ieri, ha respinto la richiesta di rinvio dell’esecuzione presentata dai legali della donna. Anche Bob MacDonnell, il governatore repubblicano dello Stato della Virginia, dal canto suo ha ribadito di non voler concedere la grazia.

La condannata ha 41 anni ed è la dodicesima donna che viene giustiziata in Usa dalla reintroduzione della pena capitale, avvenuta nel 1976. Da allora sono stati condannati 1215 uomini. Nello Stato della Virginia, l’ultima esecuzione femminile risale al 1912, quando Virginia Christian fu uccisa sulla sedia elettrica.

Sulla Lewis pende l’accusa di aver organizzato e finanziato gli omicidi del marito e del figlio. La donna è stata riconosciuta colpevole di avere assoldato i killer che nel 2002 hanno ucciso i due familiari. Scopo della Lewis, secondo l’accusa, era di intascare i soldi dell’assicurazione sulla vita.

Ma la vicenda non è chiarissima. Uno dei due assassini, Matthew Shallenberger, prima di togliersi la vita confessò di essere stato lui l’ideatore del duplice delitto. L’uomo ammise di aver manipolato l’instabile mente della donna con lo scopo di rubarle i soldi dell’assicurazione in un secondo momento. Il killer ha lasciato scritto: “incontrai Teresa in un supermercato e capii subito che sarei riuscito facilmente a circuirla. Uccidere il marito e il figlio fu un’idea totalmente mia. Del resto Teresa era un obiettivo molto facile”.

Questo è uno dei motivi per cui i legali della donna si sono sempre opposti alla condanna a morte, dichiarandola ‘mentalmente ritardata’, disabilità che sarebbe stata certificata anche da periti psicologi. Nonostante il lavoro degli avvocati e i dubbi suscitati dalla confessione di Shallenberger, Teresa Lewis verrà giustiziata domani tramite iniezione letale.

Il caso della condannata a morte americana sale alla ribalta delle cronache proprio nel momento in cui l’intero pianeta si sta mobilitando per impedire l’esecuzione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, condannata a morte (tramite lapidazione) in Iran per “omicidio e adulterio”.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha dichiarato che mentre su Sakineh si è scatenata una “bufera internazionale”, sul caso della Lewis, per certi versi assai simile, tutto il mondo ha invece deciso di tacere. “Una donna sarà uccisa negli Stati Uniti per omicidio, ma nessuno protesta”, dice Ahmadinejad, “mentre per il caso che riguarda l’Iran ci sono 3,7 milioni di pagine su Internet”. Il presidente dell’Iran ha anche aggiunto che la condanna per Sakineh non è ancora definitiva.

Il confronto tra le due vicende, in effetti, mette in evidenza alcuni dei pregiudizi dell’opinione pubblica internazionale. Emblematico, in tal senso, il comportamento di Bob MacDonnell, governatore della Virginia. Da una parte si è mobilitato per difendere il diritto alla vita di Sakineh. Dall’altra, invece, ha dato la sua decisiva approvazione all’uccisione di una donna proprio all’interno dello territorio da lui governato.

Gianluca Bartalucci