L’allergia della Lega verso l’inno di Mameli

Che ai leghisti l’inno d’Italia non scenda è un fatto risaputo, basta vedere anche le recenti vicende di Ponteranica nel bergamasco. Ma la polemica ancora persiste e si gioca tutta nel Veneto. Motivo della spaccatura tra gli alleati PdL e Lega Nord è una decisione da prendere in sede di consiglio provinciale di Venezia, guidato da Francesca Zaccariotto, leghista. Il presidente ha visto PdL e PD uniti nel votare di comune accordo alla decisione di suonare l’inno di Mameli prima di ogni cerimonia pubblica.

Il senatore e sindaco di Chiarano (TV), Gianpaolo Vallardi

La Lega ha lasciato l’aula nel momento della votazione e PdL e Pd hanno urlato: “L’inno non si tocca. E’ come la mamma“. E così la Zaccariotto e la Lega hanno subito una sconfitta: la risoluzione è passata con 25 voti favorevoli. E mentre Gianmarco Corlianò, capogruppo pidiellino alla Provincia, afferma che il suo gruppo si riconosce nell’inno e che per l’inno “batte il nostro cuore”, Camillo Paludetto, capogruppo della Lega Nord, afferma che gli alleati pidiellini sono, invece, caduti nel “trappolone” teso dal PD. E sulla decisione del presidente della Provincia, la Zaccariotto, di lasciare l’aula al momento della votazione, si scatenano le polemiche a Ca’ Corner, sede della Provincia di Venezia. “Io come sindaco e come Presidente – afferma Zaccariotto – ho giurato sul tricolore, non mi riconosco in un consiglio che dibatte di queste questioni“. Risponde il consigliere Lionello Pellizzer (PD): “E’ raro che un presidente esca in maniera così plateale, ha dimostrato poco rispetto per il consiglio“.

La questione è spinosa. “Va’ pensiero” o “Fratelli d’Italia“? Sta di fatto che proprio alla Lega non scende quella fatidica frase: “Che schiava di Roma Iddio la creò“. E allora le proposte non mancano. E quella che sicuramente genera ancora maggior scalpore non pare essere una versione remixata dei due componimenti, ma semplicemente l’esecuzione della melodia dell’inno di Mameli senza cantare il testo. La proposta arriva dal sindaco di Chiarano, in provincia di Treviso, il senatore leghista Gianpaolo Vallardi. “Quando arrivo a quella strofa – afferma Vallardi – mi blocco, mi manca il fiato in gola, capita anche ad altri. Troviamo una mediazione. Va bene l’inno di Mameli, mi piace la melodia, ma non il testo. Quindi: suoniamolo e basta, senza cantarlo“. Per Vallardi è assurdo, nel 2010, cantare qualcosa che si lega ancora al concetto di schiavitù.

Insomma, Vallardi preferisce cancellare quelle parole dal significato ai più oscuro (basta vedere gli sportivi che non si capisce mai cosa dicano nel momento in cui cantano l’inno), e salvare solo le note, che sollecitano lo spirito di appartenenza e non vengono fraintese. Tanto, in fine dei conti, in Italia, l’inno di Mameli, chi lo sa?

Augusto D’Amante