Miti biblici in crisi. Mosè e il Mar Rosso: miracolo o natura?

Or Mosè stese la sua mano sul mare; e l’Eterno fece ritirare il mare mediante un gagliardo vento orientale durato tutta la notta, e ridusse il mare in terra asciutta; e le acque si divisero“. Così recita il libro dell’Esodo (14:21) della Bibbia. Il miracolo dell’apertura delle acque del Mar Rosso, che permise agli Ebrei di lasciare l’Egitto e di approdare in Sinai, nel lungo viaggio verso quella Terra Promessa che Dio ha riservato loro.

Charlton Heston interpreta Mosè

Racconto che ha sempre avuto un forte fascino e che ha ispirato tante immagini, come ad esempio quelle del film del 1956 “I dieci comandamenti” di Cecil B. De Mille, con uno strepitoso Charlton Heston nei panni di Mosè, l’uomo che non giunse mai alla Terra Promessa. L’evento è raccontato nella Bibbia come il miracolo che Dio concesse al suo popolo prediletto per scampare alla furia del Faraone, ma i confini tra natura e miracolo sono labili. E lo dimostra un recente studio condotto dallo US National Centre for Atmosphere Research e dall’Università del Colorado e pubblicato sulla rivista online Public Library Research.

Secondo tale studio, un vento che soffia a velocità di 100 km orari per 12 ore consecutive, avrebbe potuto creare tranquillamente un ponte di terra lungo 5 kilometri e largo 3 per circa 4 ore. Il tempo giusto per Mosè e il suo popolo di attraversare il Mar Rosso e continuare il viaggio. Attraverso l’analisi di reperti archeologici e con misure satellitari, gli studiosi sono riusciti a stimare i flussi e la profondità delle acque descritte dalla Bibbia. E l’unica cosa su cui gli scienziati non sono d’accordo è il luogo dove sia avvenuta la traversata. Secondo il libro sacro essa è avvenuta all’altezza di Suez, mentre le ricerche compiute dagli studiosi individuano questo luogo vicino a Porto Said.

Così commenta i risultati della ricerca il professor Carl Drews, che ha curato lo studio: “Molta gente si è chiesta se la storia dell’Esodo si basi su fatti storici. Il nostro studio suggerisce che la narrazione della Bibbia è perfettamente verosimile“. Ma quindi, cosa resta del miracolo?

Augusto D’Amante