Tra Bersani e Veltroni nessun disgelo

Venti minuti di colloquio a porte chiuse per ritrovare l’armonia guastata dal documento controfirmato dai 75 “eterodossi”. Quando Walter Veltroni è uscito ieri dallo studio di Pier Luigi Bersani, nessuno ha colto sul suo viso un accenno di sorriso; nessun segnale che potesse tradire la fine della guerra fredda. Anzi. Il sentore è che tra l’ex e l’attuale segretario del Pd il disgelo non sia stato raggiunto e che ognuno abbia impiegato il tempo per ribadire le proprie ragioni, senza concedere nulla all’altro.

Un’anticipazione di quanto potrebbe accadere anche oggi quando, in occasione della Direzione del partito, Pier Luigi Bersani rimarcherà i suoi convincimenti, puntando l’indice contro il testo vergato da Veltroni, Fioroni e Gentiloni. Un documento per lo meno intempestivo che – a giudizio del segretario nazionale – ha esasperato la discussione all’interno del partito, prefigurando scissioni e spaccature insanabili. La “difesa” abbozzata ieri dall’ex sindaco di Roma avrebbe, insomma, convinto poco Bersani, il quale – con ogni probabilità – sottoporrà oggi all’attenzione dei 190 membri della Direzione un suo documento da firmare.

Una relazione con la quale il leader dei democratici chiederà di sostenere un partito “che ha la sua bussola” e che vuole battere la rotta che conduce alla costruzione del nuovo Ulivo. Un progetto irrinunciabile, che il segretario intende coltivare per accelerare i tempi della caduta del governo Berlusconi. “All’interno del partito – ha spiegato ieri Bersani – può esserci massimo pluralismo e confronto, ma il Paese deve intuire che abbiamo individuato la strada”.

A spalleggiarlo, quasi sicuramente, ci saranno Dario Franceschini e Franco Marini, animatori di Area democratica in rotta di collisione con l’ala minoritaria del partito. “Se bisogna scegliere tra maggiore collaborazione o maggiore opposizione al segretario – ha scandito ieri Franceschini – scelgo la prima, chiedendo al contempo una gestione più collegiale del partito”.

Un do ut des teso a rinsaldare la leadership del segretario nazionale ed – eventualmente – a esasperare l’isolamento dei “seguaci” di Walter Veltroni, i quali verrebbero additati come unici, presunti oppositori interni alla linea dettata dal segretario. Una eventualità che non li spaventa: “Vorrà dire che la minoranza la rappresenteremo noi” ha annunciato ieri Beppe Fioroni, prefigurando la “dipartita” di Franceschini e Marini da Area Dem, mentre l’ex sindaco capitolino ha dribblato le polemiche, rimandando ogni commento alla giornata di oggi: “In Direzione – ha detto – si vedrà se il Pd è un partito che include o un partito che esclude“.

Maria Saporito