Lombardia: a scuola di guerra con La Russa e Gelmini

Che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sia un tipo vulcanico e propositivo è fatto diffusamente riconosciuto, ma l’ultima iniziativa targata con la collega Maria Stella Gelmini ha lasciato stupiti un po’ tutti. Si tratta di un protocollo d’intesa firmato con la direzione scolastica della Regione Lombardia e col comando militare dell’Esercito per dare il via a un corso di “addestramento militare” nelle scuole pubbliche.

Si chiama “Allenati per la vita” ed è un percorso didattico che verrà proposto negli istituti superiori della Lombardia a tutti quegli studenti che vorranno spontaneamente approfondire la conoscenza delle arti militari e acquisire le tecniche di sopravvivenza. Dalla teoria alla pratica, gli allievi potranno cimentarsi nello studio del diritto costituzionale e della “cultura militare”, senza tralasciare la parte più “muscolare” del corso che prevede l’utilizzo delle armi, la sopravvivenza in ambienti ostili, il tiro con l’arco, la sperimentazione di tecniche di arrampicata e tanto altro ancora.

Alla base della “militaresca” iniziativa, la volontà di spronare i giovani alle attività di squadra al fine di cementare “sodalizi” duraturi in grado di accrescere il senso di appartenenza. Non solo, per gli ideatori del progetto, “Allenati per la vita” potrebbe rappresentare anche l’antidoto ideale per fronteggiare fenomeni preoccupanti come quello del bullismo.

La “scuola di guerra” di La Russa e Gelmini, però, ha finora convinto poco, tanto che il settimanale “Famiglia cristiana” – che ha fortemente stigmatizzato l’iniziativa – ha accolto nelle sue pagine le domande dei tanti insegnati riottosi: “E’ giusto trasformare la scuola pubblica in un collegio militare?” è stata la più gettonata, seguita da “L’intento è quello di invogliare i ragazzi a diventare militari?“. Interrogativi a cui ha tentato di rispondere il tenente Paolo Montali, uno dei responsabili del progetto: “Non c’è alcuna finalità di questo tipo – ha assicurato – anche perché noi lavoriamo senza risorse e per quel genere di obiettivo vengono spesi milioni di euro dal ministero della Difesa attraverso campagne apposite”.

“Più che altro – ha continuato il militare – insegniamo a far parte di un gruppo e a fare le cose insieme. E riguardo all’uso delle armi, la prima cosa che cerchiamo di far passare è il rispetto primario delle regole. Su questo – ha concluso – siamo intransigenti”.

Ma il coro degli implacabili “stroncatori” è davvero numeroso: “Dopo aver svuotato le casse scolastiche, dopo aver fatto entrare i simboli di partito in una scuola dello Stato – ha iniziato Francesca Puglisi, responsabile Scuola del Pd – oggi, con la diffusione e la pratica della cultura militare e dell’utilizzo delle armi a scuola, credo sia giunto il momento di dire: basta“.

“Si sta drammaticamente realizzando – ha notato Puglisi – ciò che Piero Calamandrei aveva prefigurato in un suo celeberrimo discorso: il ritorno di una dittatura nel nostro Paese non avverrà con i carri armati per le strade ma distruggendo la scuola pubblica. Noi vogliamo che i nostri ragazzi – ha concluso la democratica – apprendano a scuola la cultura della pace, l’unica che potrà garantire a tutti un futuro”.

Si tinge di amara ironia il commento del senatore radicale Marco Perduca: “Negli ultimi anni – ha detto – per via dei tagli indiscriminati a scuola sono diminuite le ore di insegnamento dell’italiano, si ciancia di rendere obbligatorio l’inglese anche per l’apprendimento di altre materie, mentre le ore di scienze son ridotte all’osso, oggi invece – ha continuato – si ritiene necessario far allenare gli studenti a dormire in ambienti ostili: probabilmente una legittima preoccupazione visto che i giovani italiani, se si continua così, si troveranno a dormire sotto i ponti – ha ironizzato Perduca – visto che non saranno competitivi sui mercati internazionali perché prodotti di una scuola che alla mens sana predilige il corpo militare“.

Impietoso anche il giudizio espresso dalla segreteria nazionale del Pdci-Federazione della sinistra, che intravede nella proposta Gelmini-La Russa un “rigurgito” di regime: “Ecco cosa significa un governo fascista – ha tuonato Orazio Licandro – La Russa e Gelmini hanno in mente i nuovi balilla o una nuova milizia nazionale? Distruggono la scuola pubblica, gettano sul lastrico gli insegnanti precari e le poche risorse disponibili – ha rincarato – le impiegano in progetti apertamente diseducativi e in contrasto aperto con la funzione riconosciuta dalla Costituzione alla scuola, fondata sui valori di pace, solidarietà e uguaglianza: l’esatto opposto dell’educazione all’aggressività e – ha concluso – alla violenza previste dal protocollo”.

Maria Saporito