Maxxi: dopo il successo, la polemica


Per il Maxxi, Museo Nazionale delle arti del XXI secolo, non solo successi. Il museo romano da 140 mila visitatori in 100 giorni, ha attirato a sé, infatti, anche qualche inevitabile polemica. I detrattori che vedevano nel progetto “un vero fallimento” in partenza, sembrano non essersi placati, giudicando il successo attuale come conseguenza dell’effetto novità, o del richiamo internazionale e della eco ricevuta grazie ai fondi elargiti.

I primi cento giorni di apertura sono stati oggetto di un incontro in sala stampa convocato dal presidente Pio Baldi, cui hanno partecipato, tra gli altri, le direttrici Anna Mattirolo e Margherita Guggione e Francesco Maria Giro per i Beni culturali. Una sorta di bilancio in cui lo ‘staff’ si è detto soddisfatto dei risultati, ma ha anche annunciato mosse maggiormente caute per i mesi avvenire. Sia per il discorso dei fondi, che degli sconti da elargire.

Per ora si sa che il Maxxi gode di più della metà dei fondi del ministero per l’arte contemporanea, ovvero 1 milione e 200 mila euro, che raggiungono quota 10 milioni grazie agli sponsor e agli effettivi incassi dei visitatori.

Annunciate le prossime mostre, inizia la polemica grazie a Vittorio Sgarbi, seduto in prima fila. Il critico d’arte, e consulente del ministro Bondi per l’arte contemporanea, ha definito lo ‘staff’ che presentava il programma come “due priori con le badesse che parlano a bassa voce centellinando le informazioni, sembra che stiate parlando della vita in convento, anziché di un museo”. Ha concluso affermando: “L’arte contemporanea non parla sottovoce, è urlata ed è un disturbo perenne”.

Sgarbi non ha mai accolto il progetto del Maxxi in modo positivo. In questi giorni è all’opera con la Biennale d’arte per la quale avrebbe gradito la location, ma il museo sarà occupato, da marzo, dalla retrospettiva su Michelangelo Pistoletto. Per il critico, l’arte contemporanea è vittima di una certa tirannide che “vede in circolazione sempre gli stessi artisti, promossi da critici ormai in pensione”.

Carmine Della Pia