Lavitola: sono attaccato solo perché sono amico di Berlusconi

Valter Lavitola,  direttore del giornale noto come l’Avanti, è rimasto invischiato nella vicenda della casa (appartamentino, in realtà) di Montecarlo in cui viveva il cognato di Fini, dal momento che ha voluto cogliere al balzo la palla (cosa giornalisticamente tutt’altro che riprovevole) delle ultime news relative a Fini.

L’Avanti, pubblicando il vero o falso  documento che attesterebbe che le società cui è intestato l’appartamento sono in realtà proprio di Gianfranco Fini, si è messo in gioco come ogni giornale dovrebbe sapere di fare ogni giorno. Per vocazione, per definizione, a priori per compito di cui si incarica, e neppure quindi tanto per scelta occasionale e sorprendente.

Ebbene, ora che Fini dichiara di sentirsi sicuro e di non avere nulla da temere, dal momento che ha “il contratto in tasca” relativo all’appartemento monegasco, come ha detto ai cronisti del Corriere oggi, un po’ di fiato sul collo comprensibilmente un giornale lo avverte, avendo pubblicato le notizie e documentazioni che forse lo inchiodano e forse no.

Un po’ di sollievo Lavitola lo ha sentito alla notizia del ministro della Giustizia di Santa Lucia, che ha confermato l’autenticità del documento.  “Visto che non era una patacca?”, si è affrettato a dire, prima ancora che Fini abbia reso pubbliche le cose che ha da dire in merito.

E quanto a ciò che ha da dire Fini, Laviatola mette subito avanti (è il caso di dirlo) le mani: “Fini dice: Ho informato i colleghi che oggi avrei detto la mia sulla esotica questione delle società off shore. Ebbene, un minuto dopo il messaggio del presidente Fini terrò fede all’impegno preso e lancerò un’agenzia”. Va bene, aspettiamo. Come aspettiamo da ore e giorni di sapere della colpevolezza o meno di Fini, e delle sue ragioni.

Ma quello che davvero davvero ci suona strano, ma strano in maniera allarmante, è la concezione di giornalismo e di lavoro quotidiano che Laviatola sembra manifestare con: “Perfino un pesce piccolo come me viene messo sulla graticola per il solo fatto di esserti amico”, parole che ha vellutatamente rivolto a Palazzo Grazioli, ricevuto da Berlusconi. Ma, pesce piccolo o pesce medio, o di altre dimensioni, un direttore di giornale non è forse perseguibile per pubblicazioni che eventualmente danneggiano a torto una persona o istituzione? Giornalisticamente parlando, più che le amicizie non conta forse la veridicità di quel che si strive, tanto più se supportata da presunti documenti, la cui veridicità mette in discussione l’intero assetto politico nazionale, ed è anch’essa legittimamente da comprovare?

S. K.