Confindustria in campo contro Berlusconi e Bossi

Confindustria scende in campo. Dopo mesi di tentennamenti, dichiarazioni a metà e discussioni interne, l’organizzazione padronale più rilevante del panorama economico e politico del nostro Paese, in un momento delicatissimo segnato da una possibile ricaduta nel buco nero della crisi, ha scelto di intervenire nel dibattito di questi giorni, attaccando frontalmente il Governo targato Berlusconi – Bossi.
“Il governo deve andare avanti, deve governare, ma sappia che tutto il mondo delle imprese e i cittadini stanno esaurendo la pazienza. – aveva detto ieri, concludendo un convegno dell’organizzazione, Emma Marcegaglia – Bisogna fare subito, senza tentennamenti“.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’intervento odierno dell’associazione “ItaliaFutura”, organo dell’ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, che, affidandosi alla penna di Carlo Calenda e Andrea Romano, ha attaccato la Lega Nord e il senatur Umberto Bossi, protagonista ieri di una polemica risposta alla Marcegaglia e agli industriali accusati di “essere buoni solo a parlare”.
“Ha ragione Bossi. E’ facile parlare e piu’ difficile agire. Bisogna ascoltarlo quando discetta sul valore dei proclami perche’ si tratta di un vero esperto in materia – si legge sul sito dell’associazione – Negli ultimi sedici anni Bossi ha costruito il successo della Lega sul lavoro di organizzazione del partito ma anche sulle provocazioni (e ultimamente anche su qualche gesto). Di fatti invece se ne sono visti ben pochi. Se non la corresponsabilita’ della Lega in questi sedici anni di non scelte che hanno portato il paese ad impoverirsi materialmente e civilmente“.
“Dubitiamo – conclude l’editoriale – che i suoi elettori l’abbiano mandato in Parlamento per difendere Cosentino o Brancher Ha ragione Bossi: in Italia (e in particolare nella sua Padania immaginaria) la chiacchiera va per la maggiore e delle parole a vanvera di una classe politica screditata gli italiani ne hanno piene le tasche“.

Un simile attacco, condotto dalle due più autorevoli figure del mondo imprenditoriale italiano contro “l’immobilismo” e il “degrado materiale e civile” caratteristici della politica berlusconiana, emerge come una chiara presa di posizione in favore del Presidente della Camera Gianfranco Fini, non a caso espressione di quella destra “moderna”, o presunta tale, che auspicherebbe maggiore collaborazione con i più importanti poteri economici della nazione.
Nel “salotto” del Paese, d’altronde, il Presidente del Consiglio non è mai stato particolarmente apprezzato e non stupisce che Confindustria, di fronte ad uno scenario di scontro sociale imminente (anche a Genova gli industriali sono stati accolti dal corteo di oltre 2mila lavoratori Fiom), punti alla costruzione di un terreno politico trasversale utile a far approvare quelle politiche necessarie a salvare gli interessi dei “padroni” colpendo, come altrove in Europa e come Marchionne in Fiat, i diritti e i salari dei lavoratori.

Così nasce l’offensiva contro il Governo, così nasce l’auspicio non espresso di una grande coalizione all’insegna della collaborazione fra la “destra europea” di Futuro e Libertà e l’area veltroniana del Partito Democratico, tra le cui fila, non a caso, più volte è stato mormorato il nome di Montezemolo come “papa straniero”, mentre, già nel 2008, proprio l’ex segretario democratico aveva voluto tra le sue fila Matteo Colaninno e Massimo Calearo, ex numero uno di Federmeccanica.

Fiom e sinistra, nel frattempo, si preparano a scendere in piazza a Roma il prossimo 16 ottobre, “contro Berlusconi e Marchionne, per la democrazia e i diritti”.

Mattia Nesti