Berlusconi va alla conta: fiducia o crisi

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:57

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini lo avevo chiesto pubblicamente già alla riapertura del Parlamento lo scorso 8 settembre, l’intera opposizione lo dava per scontato e, oggi, anche dal Governo, per bocca del ministro Elio Vito, è giunta la conferma che sul discorso in aula di domani del premier Silvio Berlusconi sarà posto il voto di fiducia.
Le tappe della giornata parlamentare di fuoco sono già delineate: alle 11.00 il Presidente del Consiglio terrà in aula il suo discorso in merito alla situazione politica del Paese e agli impegni del Governo per il futuro; dopo il dibattito, che si prolungherà per alcune ore, Berlusconi avrà nuovo spazio alle 16.30 per una replica che preluderà alle dichiarazioni di voto dei vari gruppi parlamentari e al voto vero e proprio, previsto per le 19.00.

A fronte di una situazione interna alla maggioranza estremamente delicata ancora non è chiaro come il premier è intenzionato a gestire i 45 minuti a sua disposizione domani; la “campagna acquisti” condotta negli ultimi giorni, che stasera ha portato all’approdo in maggioranza di sette parlamentari UdC e ApI, lascerebbe spazio alla possibilità che PdL e Lega scegliessero la via dell’autosufficienza, lasciando in un angolo il neonato gruppo di Futuro e Libertà.
Rispolverando il pallottoliere tanto usato ai tempi dell’ultimo governo Prodi, tuttavia, si scopre che Bossi e Berlusconi, per garantirsi la maggioranza senza l’appoggio dei finiani, necessiterebbero di 20 parlamentari esterni ai gruppi di PdL e Lega che entrino a far parte in maniera organica della maggioranza.
Tolti i sette già precedentemente citati, fra cui spicca Massimo Calearo, l’ex leader di Federmeccanica tanto voluto da Walter Veltroni nelle liste del PD per le politiche del 2008, rimango tredici nomi da pescare dal gran calderone del gruppo misto, dove repubblicani e vecchi missini sudisti potrebbero non bastare.

In ogni caso uno scarto di due o tre voti sulla fiducia di domani condannerebbe il Governo all’immobilismo, considerata la percentuale media di assenze in aula che renderebbe impossibile alcuna garanzia sull’affidabilità della maggioranza; ancora una volta, dunque, Berlusconi si trova di fronte al bivio che ormai da settimane lo tormenta: accelerare la crisi all’estrema conseguenza del voto anticipato, con un discorso frontale contro Fini e i paletti imposti dai finiani sui temi della giustizia e dell’informazione, o accettare le logiche di una maggioranza a tre, dove ogni provvedimento deve passare attraverso il dialogo fra PdL, Lega e Futuro e Libertà.

In serata, intanto, i finiani hanno ribadito che voteranno sì solo se il premier si limiterà a toccare i cinque punti concordati già a fine agosto, in quanto la fiducia è per il programma e non per Berlusconi.
Lo stesso Gianfranco Fini, d’altronde, senza entrare nel merito dell’accordo programmatico che dovrebbe tutt’ora esistere all’interno della maggioranza, contro la persona di Berlusconi ha insinuato, nel corso del suo videomessaggio di sabato, accuse pesanti e definitive, inerenti società offshore, utilizzo dei mezzi di comunicazione…

Aspettando che inizi la “giornata più lunga” un solo elemento è dato per certo: dal voto di domani, qualunque sia l’esito finale, uscirà morto il berlusconismo come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Mattia Nesti

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