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Crisi di pianto per Karzai

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Anche i presidenti piangono, verrebbe da dire parafrasando il celebre titolo di una vecchia telenovela brasiliana. Martedì 27 settembre, Hamid Karzai, presidente dell’Afghanistan, durante la  diretta televisiva,  davanti a tutta la nazione  e ad  un gruppo di alti funzionari e professori, è scoppiato a piangere: mentre  pronunciava  un discorso sull’educazione, nel quale ha parlato degli effetti della guerra, ha sottolineato che i giovani si vedono  costretti e obbligati  ad abbandonare il loro  paese  e ha ribadito che  teme per il futuro del suo stesso figlio.

In seguito all’ondata di attentati terroristici che stanno sconvolgendo l’intero paese e ricordando Mirwais il suo figlioletto di 3 anni,  non è riuscito a trattenere la commozione: infatti con ogni probabilità il piccolo dovrà  abbandonare il paese per continuare gli studi all’estero.

Tra i singhiozzi Karzai ha cominciato dicendo: “Voglio che cresca qui, che frequenti  la scuola a Kabul e che abbia professori afghani, che diventi un dottore  per  servire la sua gente.” Davanti allo shock generale degli astanti ha proseguito dicendo “Oh, mio dio, mio dio, sono  molto preoccupato.”

In riferimento agli attentati di cui soffre la popolazione civile da parte dei talebani e  per le operazioni di bombardamenti da parte della NATO, alla ricerca degli insorti, ha riaffermato che: “I nostri figli non possono frequentare  la scuola per paura degli  attentati e non voglio che mio figlio si trasformi in uno straniero  e voglio che  prosegua gli studi qui.”

Nel constatare l’esodo dei giovani che fuggono dalla guerra, il presidente è crollato e ha pronunciato un nuovo appello ai talebani affinchè  depongano le  armi, esclamando: “Non possiamo avere un paese  solo facendoci la guerra tra di noi. Questo  paese  non sarà  nostro per gli sforzi degli altri.” Karzai ha detto: “ I talebani e gli altri, se si  considerano parte di questo paese,  musulmani e  afghani, devono  sapere che ogni proiettile che sparano ha un impatto nel  cuore del paese.”

Ma Karzai non è nuovo a queste esternazioni. Già nel 2006, aveva pianto durante  un evento pubblico nel quale lamentava che  l’infanzia dell’Afghanistan era vittima del terrorismo e dei bombardamenti  da parte delle  forze  internazionali impiegate nel paese. Ed allora riferendosi alla morte dei bambini aveva usato l’espressione “ Crudeltà all’ennesima potenza”.

Questa incontrollata commozione  coincide con l’informazione trapelata dalla  pubblicazione  del libro di Bob Woodward intitolato  ‘Le  Guerre  di Obama’, nel quale Karzai, sempre secondo il  servizio di  intelligence degli Stati Uniti, potrebbe  soffrire di una grave forma maniacale  di  depressione.

Maria Luisa  L.Fortuna

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